«RHYTHMS DEL MUNDO - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - RHYTHMS DEL MUNDO - la recensione

Recensione del 09 feb 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Prendi due fenomeni musicali di successo e mettili assieme: il risultato può essere un'operazione divertente e divertita, oppure dare risultati forzati e prevedibili.
E' esattememte quello che capita con questo “Rhythms del mundo”, una compilation che fonde gli i mentori e gli eredi del Buena Vista Social Club e della musica cubana con il rock anglossasone.
Sono passati diversi anni da quando Ry Cooder ha “sdoganato” la musica dell'isola caraibica e qualcuno degli allegri vecchietti scoperti dal chitarrista se ne è anche andato... Il successo di quell'operazione si è anche un po' inevitabilmente appannato. Piuttosto che rivitlizzarlo con l'ennesimo l'ennesimo disco che campa di rendita sul marchio originale – e magari non propone nulla di buono – perchè non inventarsi qualcosa di nuovo? Perchè non far collaborare i musicisti cubani con quelli anglosassoni? L'idea alla base di “Rhythms del mundo” è questa, e capite anche solo dando un'occhiata alla tracklist qua in fondo – alle canzoni scelte e ai nomi coinvolti -, e come sulla carta l'operazione può dirsi riuscita.
Nei fatti lo è un po' meno: alcuni brani sono dei piccoli gioelli, altri belli ma nulla di nuovo e altri ancora francamente inutili.
Nella prima categoria rientrano le collaborazioni vere, quelle in cui gli artisti si sono messi in gioco sul serio. E' il caso della bella rielaborazione di “Clocks” dei Coldplay (che infatti sta funzionando benissimo in radio, con quel piano che inizia come nella versione originale poi cambia ritmo virando inaspettamente verso il “latino”), ed è il caso di riletture inaspettate di brani indie di gente come Arctic Monkeys, Kaiser Chiefs e Franz Ferdinand. Non sono male neanche le canzoni con Dido e Jack Johnson, anche se forse stupiscono un po' di meno.
Nella seconda categoria – le canzoni che ti aspetti – rientrano le cover fatte senza artisti angolosassoni, come “Killing me softly” (Omara Portuondo) e “Don’t know why” (Vanya Borges): sono esattamente come ve le potte immaginare. Altri brani, invece, sono francamente inutili: la rilettura del brano degli U2 sembra un comune “mash-up” in cui il ritornello della versione originale è stato incollato su una nuova base, neanche troppo bella. Almeno in questi ultimi casi, “Rhythms del mundo” è un'occasione sprecata, mentre nel resto è una piacevole compilatiom con qualche idea davvero bella.

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