«MY SOUL - Coolio» la recensione di Rockol

Coolio - MY SOUL - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Terzo album per Coolio, ormai accasato nelle zone alte delle classifiche con i suoi singoli "C U when U get there" e il più recente "Ooh la la", che ne hanno anticipato l’uscita. "My soul" esce dopo fatti di sangue più o meno recenti che hanno trasformato la scena hip hop nel set tragico di un gangster movie (Notorious B.I.G., Tupac Shakur) e cerca di riportare l’enfasi del discorso su valori e concetti spirituali. Non a caso all’interno dell’album si trova una ‘legenda’ che spiega il significato di vari termini come ‘my’, ‘soul’ e poi "My music": "non ascolta nessuno, non accetta limiti, non teme aggressioni, rispetta coloro che valgono, rigetta la banalità, compatisce l’avidità, divora la perversione e illumina la strada che mette in guardia dai pericoli" e infine "My soul", titolo stesso dell’album. "La mia anima è l’essenza di ciò che sono. Il posto in cui vivono i sogni. Dove iniziano le fantasie. Il frutto della mia realtà. Assaggiala con le tue orecchie, bevila con il cuore, godila con la tua anima". Concetti spirituali per un album che si rivela distante dalle sonorità tipiche del gangsta’, tornando ad abbracciare invece un patrimonio funk e dance che ci riporta agli anni d’oro di questo genere, i Seventies. Coolio ci rappa sopra da par suo, con il risultato di realizzare un album tanto irresistibile in sede d’ascolto che in una successiva fase ‘ballata’. Tra i vari brani si distingue l’ottimo singolo "C U when U get there" per una curiosità: anche se non sono in molti ad essersene accorti la struttura portante del brano è per la prima volta mutuata di sana pianta da una composizione di musica classica: si tratta del celebre ‘Canone’ di Pachebel, uno dei pilastri della musica barocca, riadattato quel tanto che basta a non incorrere in una denuncia per plagio. Almeno fino ad adesso....

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