«THE SILVER LINING - Soul Asylum» la recensione di Rockol

Soul Asylum - THE SILVER LINING - la recensione

Recensione del 05 set 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Mancavano da otto anni, i Soul Asylum. Un periodo lungo e sfigato, senza mezzi termini. Provenienti dalla scena punk-hardcore di Minneapolis (da cui sono resuscitati recentemente pure i Replacements), erano esplosi nel 1992 grazie a “Grave dancers' union” disco di rock più leggero (ma non meno bello), trainato dal singolo “Runaway train”. Di lì l'ascesa temporanea allo stardom: la visibilità, il cantante Dave Pirner che si fidanza con un'attrice famosa, Wyona Ryder... Ma anche i fan della prima ora che accusano il tradimento, l'incapacità di ripetere il successo, e la discesa: due dischi in sei anni, belli, ma non bellissimi. Una pausa a tempo indeterminato, che si interrompe un paio di anni fa con la ripresa dell'attività live e la pubblicazione di un bel disco dal vivo registrato ai tempi d'oro. Poi l'altra mazzata: nel bel mezzo della lavorazione del nuovo disco, scompare per un tumore Karl Muller, il bassista. In questo nuovo disco, Muller compare in qualche canzone, sostituito per il resto da Tommy Stinson dei Replacements.
Bentornati, quindi. Fa sempre piacere sentire un suono che non sarà più quello duro degli esordi (prima di esplodere, i Soul Asylum avevano inciso ben 5 dischi: una lunga gavetta di altri tempi), ma è semplicemente quello degli anni '90: un rock secco, che alterna chitarre elettriche ad acustiche, alla bella voce un po' rauca di Pirner, capace di altrettanto belle melodie: l'iniziale “Stand up and be strong” è un piccolo gioiello.
La prima reazione, però, rischia di passare in fretta. Non si arriva allo sconforto, certo. Ma un po' di delusione, quella si: “The silver lining” è un disco che non riserva sorprese a chi già conosce i Soul Asylum, e che rischia di passare in fretta senza lasciare il segno per gli altri. Insomma, un buon disco di rock americano, nulla di più: le canzoni sono buone, senza quasi mai essere fenomenali come quelle di “Grave dancers' union”. Gli arrangiamenti sono fin troppo perfetti e puliti, tanto da sconfinare nella prevedebilità: il riff giusto, il coretto perfetto, l'apertura al momento ideale, l'assolo... Sentite “Oxygen”, tanto per fare un esempio. Quasi mai si rimane ai livelli del brano inziale.
Non fraintendete: è un bene che un nome così glorioso si sia rimesso in pista, e “Silver lining” è un disco bello e più che dignitoso. Forse era lecito attendersi qualcosa di più: un doppio augurio è che la band vada avanti e che questo qualcosa di più arrivi in futuro.

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