«NESSUNO E' SOLO - Tiziano Ferro» la recensione di Rockol

Tiziano Ferro - NESSUNO E' SOLO - la recensione

Recensione del 18 lug 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C'è poco da dire: Tiziano Ferro è IL cantante italiano emerso negli ultimi. E' esploso con un disco, “Rosso relativo”, è cresciuto con il secondo “111” - sia in termini artistici che di vendite: a quanti è successo? E, giunto al terzo disco, promette ulteriore sfracelli.
“Nessuno è solo” arriva a tre anni da “111”: un periodo in cui Tiziano, dopo avere conquistato l'Italia sopratutto grazie a “Sere nere”, ha girato il mondo, soprattutto il SudAmerica. Poi si è ritirato a scrivere queste canzoni, prodotte da Michele Canova. Il risultato promette sfracelli positivi, s'intende: perché è questo album è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare da uno come lui, da uno con le sue capacità interpretative camaleontiche, capace di passare da una ballata black ad un funk elettronico ad una melodia tipicamente italiana. Una collezione di canzoni con i controfiocchi, piacevoli e orecchiabili ma non banali, dirette senza essere melense.
Tiziano Ferro ha presentato questo disco dicendo che vuole portare in giro un'immagine dell'Italia musicale legate alle sue tradizioni melodiche, ma anche capace di rinnovarsi. A sentire il primo singolo, “Stop! Dimentica”, sembra che la siano la modernità di Tiziano ed i suoni elettronici ad avere preso il sopravvento. Questa idea del mix tra tradizione e modernità trova la sua perfette applicazione in “Raffaella è mia” - brano electro dedicato alla nostra diva più famosa nell'America latina: la Carrà – e in “Baciano le donne”, altro brano veloce impreziosito dalla (fugace) presenza di uno dei maggiori rappresentanti della canzone melodica italiana, Biagio Antonacci.
Invece “Nessuno è solo” è fondamentalmente un disco di ballate: che in alcuni casi, come nell'iniziale “Tarantola d'Africa” guardano oltreoceano grazie ad arrangiamenti ariosi e curati; in altri casi, come in “E fuori è buio” occhieggiano ai suoni acustici; o, ancora, in “ “Ti scatterò una foto” ricreano le atmosfere di “Sere nere”. La prevalenza di quest'anima melodica è dimostrata dal fatt che per iniziare a muoversi, bisogna aspettare la quarta canzone del disco, quando arriva il singolo, e che le canzoni ritmate sono in netta minoranza, solo 4 su 11.
Insomma, Tiziano Ferro sta facendo una scelta di campo sempre più netta, pare, anche se magari sembra nascondersi ripresentandosi con brani veloci come “Stop! Dimentica”. Ecco: ciò che permette a Tiziano Ferro di portare avanti questa strada è la sua capacità vocale, la sua capacità di scrivere testi semplici e autobiografici (qua c'è solo l'imbarazzo della scelta, da questo punto di vista: da “Mio fratello” a “Tarantola d'Afruca) e la sua abilità nel confezionarle (insieme ai suoi collaboratori, ovviamente: produttore su tutti).
Insomma: volenti o nolenti, sentiremo ancora parlare di lui, e sentiremo le sue canzoni nell'aria per un bel po' di mesi. Una ventata d'aria fresca per la musica italiana.

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