«AT WAR WITH THE MYSTICS - Flaming Lips» la recensione di Rockol

Flaming Lips - AT WAR WITH THE MYSTICS - la recensione

Recensione del 12 mag 2006

La recensione

Il pizzetto e i capelli brizzolati di Wayne Coyne spuntano da ogni dove, di questi tempi, sulle pagine dei giornali che si occupano di musica. Il motivo è presto detto: la critica musicale, inglese soprattutto, adora la sua creatura musicale, i Flaming Lips, e tesse lodi sperticate al loro rock cosmico e in technicolor. Esagera, come spesso le succede (si tratti di Arctic Monkeys o di Arcade Fire, tanto per restare alla prima lettera dell’alfabeto), e soprattutto non fornisce avvertenze d’uso a chi gli si avvicini senza saperne nulla. Sarebbe doveroso, invece, perché non è mica facile trovare il bandolo della matassa, in quei gomitoli spessi e aggrovigliati che sono i loro ultimi dischi, incluso questo “At war with the mystics”: chi scrive, quantomeno, deve confessare sottovoce di non esserci riuscito. Li si ascolta sempre con una certa curiosità, perché originalità ed eccentricità non fanno mai difetto al terzetto di Oklahoma City. E poi c’è il gioco divertente di scovare le innumerevoli citazioni, i Pink Floyd e i Black Sabbath, i 10cc e i Beach Boys, i Kraftwerk e Curtis Mayfield, i telefilm di fantascienza e i musical alla “Hair”, shakerati e piegati alla bisogna per elucubrare a ruota libera di potere ed establishment, di morte e rinascita, della piccolezza dell’essere umano e della grandiosità dell’universo. Ma il troppo stroppia, davvero, ed è facile che l’esperienza di ascolto si tramuti in un’overdose sonora che lascia un senso di vuoto invece che appagare. Sono dei camaleonti, i Flaming Lips, e stavolta ci ricordano che dopo anni da outsider sono capaci di travestirsi da hit maker con un singolo stralunato e acchiappaorecchie come “The yeah yeah yeah song”: falsetto parodistico e coretti alla Brian Wilson appiccicati su accordi ritmati di chitarre acustiche che fanno battere il piedino. E’ il lato più giocoso e demenziale del disco, quello che ritorna in “Free radicals” (i Supertramp in orbita nell’iperspazio e in preda a un’indigestione d’acido?) e in “It overtakes me”, altra stramba e ossessiva filastrocca con battiti di mani, basso distorto e un suono techno rock a cui pensa probabilmente Coyne quando parla di canzoni che stanno “a metà tra MC5 e Devo”. Contagiosi o irritanti? Dipende dai gusti, ma certo i tre sanno fare di meglio. “My cosmic autumn rebellion”, per esempio: un tappeto d’organo, cinguettii sintetici e flauti leggiadri su cui irrompe, dopo due minuti, una bella chitarra “fuzz” che squarcia il velo di una melodia in cinemascope (il feeling è quello di “I’m not in love” dei 10cc, anche se diversi sono i fini e i mezzi). “The sound of failure” ricorda invece certo soul bianco alla Todd Rundgren, lo strumentale “The wizard turns on…” un fantapoliziesco ambientato tra le stelle, e “Haven’t got a clue” è una sintesi chimica tra la muzak anni ’70 e “Pet sounds”. Mica finisce lì: “The w.a.n.d.”, la canzone più “politica” e antigovernativa del disco (Bush non è mai citato per nome ma è spesso presente) sventola un riff hard di chitarra rubato probabilmente alla “War pigs” dei Black Sabbath che i Flaming Lips eseguono spesso in concerto e accreditano come motivo principale del ritorno a un rock più duro; e “Pompeii am Götterdämmerung” è già nel titolo un omaggio ai Pink Floyd, un crepuscolo degli dei prog-psichedelico-wagneriano con un basso che più watersiano non si potrebbe e cenni di Genesis e Morricone. Se avete inclinazioni minimaliste e vi piace la semplicità vi conviene stare alla larga, lo avrete capito. Se ne ritrova giusto un po’ nel finale pop soul di “Goin’ on”, inno a chi eroicamente tira avanti senza capire bene quel che gli succede intorno, e in “Mr. ambulance driver”, ispirata alla morte recente della madre di Coyne (“dimmi/per ognuno che muore/c’è qualcuno che nasce”), dove sembra che i Prefab Sprout incontrino Curtis Mayfield. Alla fine restano insolute un sacco di domande: sul senso della vita, e di queste mistiche guerre stellari in musica. Tanto che, invece delle fatidiche stellette che tanto sarebbero in tema, al disco verrebbe voglia di affibbiare un grande punto interrogativo.
(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. The yeah yeah yeah song
02. Free radicals
03. The sound of failure
04. My cosmic autumn rebellion
05. Vein of stars
06. The wizard turns on…
07. It overtakes me
08. Mr. ambulance driver
09. Haven’t got a clue
10. The w.a.n.d.
11. Pompeii am Götterdämmerung
12. Goin’ on
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