«UNDER ATTACK - Alarm» la recensione di Rockol

Alarm - UNDER ATTACK - la recensione

Recensione del 24 mar 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Mike Peters è l’emblema del “loser” del rock: con gli Alarm ha sempre praticato un genere popolare: la canzone chitarristica ed epica – che ha fatto la fortuna di gente come gli U2, ma senza neanche mai avvicinarsi lontanamente al loro successo. Troppo schietta, e in alcuni momenti già sentita, la loro musica, che però ha mantenuto schiere di fedelissimi fan anche quando Peters pubblicava dischi a suo nome. Negli ultimi anni ha rispolverato la sigla, e con l’ultimo disco "In the poppy fields" ha anche avuto un discreto successo (anche perché il primo singolo venne pubblicato sotto uno pseudonimo, per bypassare i pregiudizi dei media contra una band ritenuta “vecchia”); ora torna con gli Alarm MMVI: nuova formazione, nuovo (almeno in parte) sound e vecchi problemi.
Il primo di questi problemi, il più serio: la salute. Peters non ha fatto in tempo a terminare il disco, che gli è stata diagnosticata la leucemia, che già aveva combattuto anni fa. Indomito, tra una terapia e l’altra, sta continuando a suonare e a portare in giro la sua nuova musica: chapeau al coraggio.
L’altro problema degli Alarm, è che per quanto schietti e onesti, arrivano sempre un po’ dopo gli altri. Questa nuova incarnazione del gruppo, per esempio è decisamente più votata al punk rock. Peters non rinuncia a scrivere con toni epici (soprattutto a livello melodico, usando cori e coretti, come sempre), ma usa chitarre più secche e aggressive. Ogni tanto ammicca al new rock, con riff taglienti, come quelli di “My town” che ricordano un po’ i gruppi di moda oggi, alla Strokes: e così facendo, probabilmente sbaglia, perché insegue delle mode. Più spesso, insegue un sound molto classico, per l’appunto sempre molto aggressivo. Non fraintendiamoci: ci sono grandi brani qua in mezzo, sempre un po’ ingenui, che sembrano un riassunto di mille altre cose. Questo è il pregio e il difetto degli Alarm. “Under attack” conferma in pieno questa tendenza, anche perché probabilmente non è la miglior prova di Peters da quando si è riappropriato di questa sigla.
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