«BLEED LIKE ME - Garbage» la recensione di Rockol

Garbage - BLEED LIKE ME - la recensione

Recensione del 10 mag 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Qualche tempo fa qualcuno lamentava la scomparsa del pop. Quello bello, ben scritto, piacevole ma non necessariamente banale. Quello che vende, e bene, e che permette con i suoi introiti all’industria discografica di pubblicare anche dischi di nicchia. Non era un “qualcuno” qualsiasi: Brian Eno e Peter Gabriel, ovvero due che hanno fatto della contaminazione tra “alto” e “basso”, “colto” e “popolare” la loro ragione di vita artistica.
Se negli ultimi 10 anni, c’è un disco che era perfetto pop, di successo e ben fatto, era l’eponimo esordio dei Garbage. Sono ormai passati dieci anni da “Happy when it rains”, “Queer” e compagnia. L’aria è decisamente cambiata. Sono scomparsi i dischi pop, ed è più difficile fare pop-rock. Nella metà degli anni ’90 l’onda lunga del grunge permetteva alle canzoni con le chitarre di avere successo, oggi è molto più difficile. Melodia con le chitarre: quella fu l’idea - non originalissima, ma ben sviluppata - dei Garbage, che non a caso erano (e sono) guidati da Butch Vig, storico produttore dei Nirvana e abile manipolatore di suoni, tra elettronico, melodico ed elettrico.
“Bleed like me” è il quarto capitolo della discografia dei Garbage. Arriva a quattro anni di distanza da “Beautifulgarbage”, e non sposta più di tanto il tiro della band: gran canzoni, grandi suoni. E grandi chitarre, perché “Bleed like me” è un disco che sulle elettriche (suonate proprio da Vig, insieme a Steve Marker) gioca buona parte delle sue carte. Poi c’è la voce di Shirley Manson, piacevolmente pop (per l’appunto). Non c’è, rispetto al passato, un’eccessiva "pro-toolizzazione" del suono, ovvero una maniacale manipolazione delle tracce attraverso programmazione al computer (il noto software Pro-Tools è quello più usato). O, meglio, c’è ma è meno calcata rispetto al passato, quando i Garbage si vantavano di incidere anche 120 tracce diverse per una singola canzone. Rimangono i trucchetti elettronici piazzati da Vig qua e là, ma come sorta di “marchio di fabbrica” più che come strumento principale.
Insomma, “Bleed like me” è il disco pop-rock (quasi) perfetto, e questi due termini per una volta non sono usati a casaccio, ma indicano davvero uno stile e dei riferimenti precisi. “Bad boyfriend” o “Run baby run” (quest’ultima ricorda i New Order filtrati attraverso gli Smashing Pumpkins) sono esemplari per le aperture melodiche e per il suono compatto. La conclusiva “Happy home” e “Bleed like me” sono l’altro lato della medaglia, quello più intimista.
Poi, se dopo dieci anni c’è ancora spazio in radio e in TV per questo tipo di pop-rock è un altro discorso. Forse non mancano solo i dischi pop, come dicevano Eno e Gabriel. Manca anche il coraggio ai media per non appiattirsi sul pattume. La musica dei Garbage, nonostante il nome della band, è tutt’altro che spazzatura.

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