«BALLATE PER PICCOLE IENE - Afterhours» la recensione di Rockol

Afterhours - BALLATE PER PICCOLE IENE - la recensione

Recensione del 04 mag 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Non dev’è essere stato facile ricominciare a pensare ad un disco nuovo per gli Afterhours. Non dev’essere stato facile perché il loro lavoro precedente (uscito ormai tre anni fa) era “Quello che non c’è”, ovvero un disco epocale: per la band, per la maturazione del rock italiano, per la critica e per il pubblico.
Manuel Agnelli, che della band è il leader, in questo periodo non se n’è stato certo fermo. Ha portato gli Afterhours in lungo e in largo per l’Italia, ha gestito il Tora Tora, ha sperimentato nuovi sodalizi artistici, come il progetto “Songs with other strangers” e la proficua collaborazione con Greg Dulli, ex Afghan Whigs e ora leader dei Twilight Singers. Insomma ha consolidato la posizione della sua band, cercando contemporaneamente nuove strade artistiche, che hanno portato a questo “Ballate per piccole iene”.
Il sesto disco della band milanese è il risultato di questo percorso. Probabilmente non è un capolavoro come “Quello che non c’è”. E' un disco contemporaneamente simile e diverso, e in questo sta la sua forza. E' un album di canzoni rock, più rabbioso e meno cupo del suo predecessore. Ha in comune con "Quello che non c'è" il pregio di evitare ogni banalità. Non sono certo banali i suoni, curatissimi ed eleganti. Non la struttura delle canzoni, che è appunto diretta come si confà ad una canzone, ma neanche prevedibile. Non sono per niente banali i testi – quelli di Agnelli non lo sono mai stati - che parlano di mediocrità, come la title track(“Tra piccole iene anche il sole sorge solo se conviene”), spesso sfociando nell’immaginario più noir e personale tipico della band (“La vedova bianca”, per esempio).
Un contributo notevole alle atmosfere del disco è dato proprio dalla presenza alla produzione e tra i musicisti di quella vecchia volpe di Greg Dulli, uno che ha fatto la storia del rock americano con gli Afghan Whigs, e che continua a fare cose egregie anche con i Twilight Singers. Certe scelte – soprattutto nella fusione tra ritmiche e melodie - arrivano proprio da quella lezione, tanto che “La vedova bianca” è un – ben riuscito – mix tra Afghan Whigs e Afterhours. “Carne fresca”, “Male in polvere” e “Il sangue di giuda” sono ballate assai ben costruite, in questo senso.
Insomma, “Ballate per piccole iene” è un disco che brilla di luce propria, anche se soffre un pò il confronto con "Quello che non c'è". E'il degno disco di una delle migliori band italiane, una band che sa andare avanti e non si ferma a riposare sugli allori, ed è in continua evoluzione. Da questo punto di vista non deluderà nessuno.

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