«IL SUICIDIO DEI SAMURAI - Verdena» la recensione di Rockol

Verdena - IL SUICIDIO DEI SAMURAI - la recensione

Recensione del 10 feb 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Dimenticatevi – definitivamente – “Valvonauta”. Il terzo disco – il difficile terzo disco, come diceva qualche anno fa Billy Bragg - dei Verdena è quello che segna la scelta di una strada. La più difficile, perché allontana la band dalle etichette “post-grunge” e di “Nirvana italiani” affibbiate dal singolo che li aveva lanciati. La strada più difficile, sì. Ma anche la più affascinante.
Già con “Solo un grande sasso” i Verdena avevano cercato di dimostrare – con successo – che non erano solo una band “da MTV”, ma una solida realtà; per quanto giovani, i Verdena dimostravano una maturità compositiva che altri si sognano, pur con anni di esperienza. Ora, la conferma. “Il suicidio dei samurai” è un disco rock bello e complesso, ma che dimostra una cosa: i Verdena sono gli eredi più credibili di Afterhours e Marlene Kuntz. Da questi due gruppi – gli odierni capofila del rock italiano- hanno appreso la lezione “morale”, al di là di ogni possibile (e assente) somiglianza stilistica: l’integrità artistica, la ricerca musicale che va avanti, senza ripetizioni di comodo.
Insomma, i Verdena sono un gruppo rock. E non solo che usano le chitarre, e bene (sentite, per esempio, “Elefante”). Ma perché hanno un’attitudine rock. La loro musica è fatta di canzoni che non sono mai canzonette. Non concedono nulla alla banalità, neanche quando qualche accenno più “leggero” potrebbe forse dare loro un po’ più notorietà, come avvenne ai tempi di “Valvonauta”. “Luna”, da questo punto di vista, è la perfetta “Verdena – song” che rappresenta questa direzione: diretta, ma non scontata.
Certo, in qualche momento sono un po’ autoindulgenti. La bellissima “Glamodrama”, per esempio, a tratti suona un po’ troppo come una cover dei Radiohead, con quei cambi di tempo e con quegli arpeggi. Ma non dimenticatevi il coraggio di questa band. Che si dimostra anche in particolari tutt’altro che banali. Come la scelta di incorporare nella band un tastierista (Fidel Figaroli) o quella di prodursi da soli, rinunciando alla collaborazione di Manuel Agnelli, produttore dell’ultimo album della band.
Insomma i Verdena, allo stato delle cose e dopo aver sentito “Il suicidio dei samurai”, sono una delle migliori band italiane rock. E, per una volta, questo aggettivo non è usato a caso.

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