«A CROW LEFT OF THE MURDER - Incubus» la recensione di Rockol

Incubus - A CROW LEFT OF THE MURDER - la recensione

Recensione del 08 feb 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Strana storia, quella degli Incubus. Una band che, quasi fin dagli inizi, è considerata la “next big thing”, la prossima grande attrazione del circo rock. Fino ad ora hanno avuto un buon successo, soprattutto in America, ma non sono mai diventati delle superstar come tutti si aspettavano. La loro miscela di rock e funk con una spruzzata di hip-hop non ha mai preso davvero fuoco: ha ottenuto consensi (più dal pubblico che dalla critica, per la verità), ma non acclamazioni di massa.
Forse questa è la volta buona. “A crow left of the murder” è uno di quei dischi “higly anticipated”, molto attesi come scrive l’autorevole Billboard. Un po’ per il pregevole singolo che l’ha preceduto, la bella e rock “Megalomaniac” e il relativo e bellissimo video diretto da Floria Sigismondi (lo potete vedere sul sito della band, www.enjoyincubus.com). Un po’ perché questa volta il gruppo ha trasformato le tradizionali atmosfere rock venate di funk in una chiave più melodica. Insomma, il prodotto ha le carte in regola per funzionare.
Nel recente passaggio italiano – un mini live in diretta su MTV – la band ha lasciato un po’ interdetti, offrendo una performance francamente priva di tensione. L’ascolto del disco risolleva almeno un pò le quotazioni: “A crow left of the murder” è suonato bene, prodotto meglio (c’è lo zampino del grande Brendan O’ Brien). Un buon album rock, in cui ritroverete i Pearl Jam e i Red Hot Chili Peppers, tra gli altri, anche riproposti in maniera un pò freddina. Non è che brillino molto per originalità, gli Incubus; però quello che suonano, lo suonano con gran mestiere. I riff, le melodie sono referenziali e autoreferenziali, a dir la verità: ci trovate echi del (miglior) post-grunge, e di canzoni come “Drive”, che rimane l’archetipo della Incubus-song, e che ora ispira episodi belli come “Talk show on mute”. Anche i temi sono in linea: le canzoni parlano spesso dell’America post-11 settembre e del dominio della propaganda dei mass media. Con un po’ di ritardo, anche gli Incubus dicono la loro (ancora una volta: guardatevi il citato videoclip, per intenderci).
Qualcuno ci dovrà spiegare perché gli Incubus hanno scelto questo nome, che davvero non c’entra nulla con la musica, e perché continuano ad usare un DJ che quasi non si sente. Anzi, qualcuno ci dovrà spiegare a cosa servono i DJ in una band rock, se non per una questione d’immagine. Ma questo è un altro discorso. Quello che invece riguarda gli Incubus non può prescindere da questi dubbi, che forse spiegano l’alone contraddittorio che circonda la band. “A crow left of the murder” è un passo in avanti rispetto al passato, da diversi punti di vista. Forse non è ancora sufficiente per dare un’identità precisa, in termini di critica, a questa band. Ma il resto lo decreterà l’accoglienza del pubblico, a cui spetta - inevitabilmente e giustamente – l’ultima parola.

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