«METEORA - Linkin Park» la recensione di Rockol

Linkin Park - METEORA - la recensione

Recensione del 19 apr 2003

La recensione

E mentre il nu-metal esala gli ultimi respiri, in procinto di passare a miglior vita dopo un’esistenza breve ma intensa, i Linkin Park pubblicano il loro terzo disco, “Meteora”. O il secondo, come preferite. Non è un caso, visto che per la grande maggioranza dei fruitori di musica è stato arduo considerare “Reanimation”, la loro precedente raccolta di remix, come un vero e proprio lavoro. E in fondo è proprio un peccato, perché in “Reanimation” i Linkin Park non sono mai sembrati così originali. Il problema principale dei Linkin Park, a questo punto, non è soltanto quello di essersi ritagliati un buon posto all’interno di un genere musicale, il nu-metal, in cui è difficile divagare e progredire. Il problema dei Linkin Park è soprattutto quello di voler fare troppe cose contemporaneamente, mescolando beats e sample (tutti originali, ci hanno confermato loro con malcelato orgoglio, durante il loro recente passaggio in Italia), parti rappate, chitarre ruggenti e un cantato, quello di Chester Bennington, che tenta - senza grandi risultati – di essere abrasivo come l’asfalto. Se poi ci si mette anche la meticolosa gestione da parte degli stessi Linkin Park (così, sempre durante la loro recente intervista italiana, hanno voluto sottolineare) dell’organizzazione e progettazione del merchandise (sempre abbondantemente presente nel loro sito ufficiale e nei loro dischi - vedere catalogo accluso), così come quella dei fatidici “street team”, temibilissime orde di fan pronte a diffondere “la parola” del proprio gruppo preferito a costo della vita (e del portafogli), tutto diventa un po’ sospetto.
I Linkin Park sono una perfetta macchina da soldi. Sospetto quanto lecito è dunque chiedersi come possano dei ragazzi così giovani (la media è 20 anni) essere tanto scaltri senza qualcuno (la discografia?) alle loro spalle. Sono davvero arrabbiati e disillusi come vogliono farci credere, i Linkin Park? Difficile. Anche perché, così abbiamo osservato, non portano affatto le ferite del loro dolore sulla pelle, né tanto meno ne troviamo tracce nella loro musica. Che è troppo perfetta, lucida e composta per sembrare sincera. E che, spogliata delle doverose urla e gracchianti chitarre di rito, non suonerebbe poi tanto diversa dalle produzioni altamente tecnologiche di personaggi inscatolati e dati in pasto ai ragazzini come Britney Spears o gli ‘N Sync.
Insomma, non si può dubitare della fortuna che avrà “Meteora”. Ma, se ancora non fossero chiari i suoi ingredienti, questo disco non è altro che la fotocopia estenuata del fortunatissimo disco di debutto “Hybrid theory”. Dal canto nostro, ringraziamo invece i ragazzi dei Linkin Park di aver avuto la grazia di aver prodotto soli 36.00 minuti di ascolto. Proprio come la lunghezza ideale di un disco punk. Ma questo non è sufficiente per salvare i buoni propositi di “Meteora” e dei Linkin Park. Che rimangono, senza troppi giri di parole, assolutamente stucchevoli.

(Valeria Rusconi)

TRACKLIST

01. Foreword
02. Don’t stay
03. Somewhere I belong
04. Lying from you
05. Hit the floor
06. Easier to run
07. Faint
08. Figure.09
09. Breaking the habit
10. From the inside
11. Nobody’s listening
12. Session
13. Numb
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