«ZURAWSKI - Zurawski» la recensione di Rockol

Zurawski - ZURAWSKI - la recensione

Recensione del 02 apr 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Certe volte il Festival non mortifica la gavetta reale, quella che tutti i gruppi devono (o dovrebbero) fare per emergere, a favore di altri meccanismi più spettacolari e meno limpidi. Si potrebbe riassumere così “Zurawsky”, l’eponimo disco d’esordio della band classificatasi terza nella sezione Giovani del Sanremo 2003 con “Lei che”.
Che gli Zurawsky non fossero l’ennesimo caso di musicisti che attirano l’attenzione per qualche motivo non musicale (per esempio per l’età, come qualche altro “artista” in gara…) lo si era già capito sul palco dell’Ariston. Anzi, veniva da chiedersi come una proposta del genere fosse sopravvissuta al meccanismo tritatutto di “Destinazione Sanremo”. Che gli Zurawsky siano una band vera lo si capisce alla traccia 10 di questo album: una bella e delicata versione acustica di “Lei che”, che fa capire 1) che la canzone è valida, in grado di resistere, anzi di guadagnare da una reinterpretazione; 2) che la band non è una “one-hit wonder” (ammesso che “Lei che” diventi un hit).
Certo, non sono tutte rose e fiori in questo album, anzi. Ma gli Zurawsky offrono una musica degna di un ragionamento (e questo, scusate la lagna ripetitiva, la dice lunga sui “giovani” del Festival).
Questo album è un disco di buon pop-rock, molto derivativo, ben prodotto e con buoni suoni (si sente la mano del maestro Vince Tempera che lo firma insieme a Maurizio Martellini). Il modello di riferimento è quello del “brit pop”, di canzoni melodiche, chitarristiche e orchestrate sullo stile degli Oasis. Il difetto maggiore è quello di inserire in questa struttura frasi un po’ giovanilistiche e non sempre fortunate, soprattutto nella ricerca di una rima baciata e forzata. Ne citiamo due, quelle che per prime sono saltate all’orecchio di chi scrive (selezione dichiaratamente non rappresentativa e quindi arbitraria): “Non voglio vivere un giorno normale/Farmi tirare le solite pare” (“Un giorno normale”); “Giusto o sbagliato che sia/io mi sento figlio di una poesia” (“Giusto sbagliato”). E va detto anche che nelle 10 tracce di questo CD non pare esserci nessun altro brano all’altezza di “Lei che”; forse solo “Via Mascagni”, bella melodia e bei suoni (ma rime, un’altra volta, un po’ prevedibili).
Fatte queste “critiche”, “Zurawsky” è un disco onesto, di una band che ci prova, e qualche volta ci riesce. Di una band che cresce. Ooops, è scappata la rima...

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.