«I GRANDI SUCCESSI ORIGINALI - Rokes» la recensione di Rockol

Rokes - I GRANDI SUCCESSI ORIGINALI - la recensione

Recensione del 23 gen 2003

La recensione

Perché recensiamo due antologie, "I grandi successi" di Rokes e di Equipe 84? Che, fra l’altro, non sono nemmeno di recentissima pubblicazione Mah, sostanzialmente perché mi è venuta voglia di fare un discorso un po’ ampio sulla canzonetta italiana (e dico canzonetta senza il minimo intento denigratorio) nell’approssimarsi di un nuovo Festival di Sanremo, manifestazione che della canzonetta italiana dovrebbe essere (“dovrebbe” essere...) la vetrina, il manifesto e la celebrazione.
Da studioso, collezionista e critico non posso tacere, a proposito di queste due raccolte, quali sono le loro caratteristiche che mi fanno imbizzarrire: prima fra tutte, che sono entrambe divise in due Cd, seppure venduti al prezzo di uno (quando avrebbero potuto tranquillamente essere pubblicate in un solo Cd ciascuna); seconda, che i brani non sono in ordine cronologico; terza, che i libretti sono praticamente inesistenti, senza date, senza informazioni sui brani, senza un minimo di informazioni biografiche. Lo so che l’avrò già scritto dieci volte e detto cento volte, ma continuo a non accettare che la discografia italiana non sia in grado di produrre antologie, cofanetti e raccolte come quelle della Rhino americana, o della Repertoire tedesca, che sono – oltre che dischi – strumenti di consultazione e di approfondimento. Il che va benissimo perché lascia spazio a persone intelligenti e davvero appassionate come il mio amico Italo Gnocchi, che lavorando nel suo piccolo (e nel suo caso “piccolo è bello”) riesce a mettere insieme dischi preziosi e davvero godibili: andate a vedere il suo sito (http://www.onsalemusic.it) e capirete cosa intendo dire.
D’altra parte, capisco benissimo che le antologie “di successi” come quelle che hanno originato questa recensione non sono destinate a gente come me, ma all’acquirente occasionale, non necessariamente cultore della storia della canzone, ma semmai semplicemente intenzionato a riascoltare canzoni che forse ricorda per aver sentito da ragazzino, o a saperne un po’ di più di personaggi dei quali ha forse soltanto sentito parlare in televisione, che so, da Paolo Limiti o da Red Ronnie.
E allora, lascio perdere le fisime da giornalista e provo a spiegare cos’hanno, queste due antologie, di significativo. Detto in breve: ognuna delle due contiene 24 buone canzoni. Facile, direte voi. Sbagliato. Anzi, giusto e sbagliato al tempo stesso. Facile perché il repertorio dei Rokes e dell’Equipe 84 è così ampio e ricco che pescarne 24 canzoni non è certo un’impresa. Difficile perché... beh, provateci oggi a scegliere, da una produzione discografica così limitata nel tempo (sei anni per l’Equipe, solo quattro per i Rokes) di un musicista italiano contemporaneo, altrettante canzoni di buona qualità.
Sì, va bene, erano altri tempi, erano i mitici anni Sessanta, il mondo stava cambiando in fretta, eccetera eccetera. E voglio anche tener conto dell’effetto-nostalgia (anche se mi domando chi, fra trent’anni, si metterà a scrivere su un’eventuale antologia di – che so – i Tiromancino o i Subsonica). Ma soprattutto erano tempi in cui ognuno faceva il suo mestiere: i compositori scrivevano musiche, i parolieri scrivevano testi, gli arrangiatori arrangiavano le esecuzioni, i produttori producevano i dischi in sala, i discografici li promuovevano, i giornali ne parlavano e le radio (“la” radio, c’era solo la RAI) li trasmetteva. Oggi il casino è generalizzato: tutti fanno tutto, specialmente quello che non sanno fare, e quindi spesso fanno tutto male – o, insomma, fanno quello che possono, e siccome di persone di genio non c’è tutta questa abbondanza, quello che possono fare è mediamente mediocre.
Intendiamoci: le 24 + 24 canzoni di queste due raccolte non sono tutte capolavori (anche se ce n’è, fra esse: magari in chiave un po’ più commerciale nel disco dei Rokes, e in chiave un po’ più autoriale nel disco dell’Equipe 84: a proposito, dove sono finite “E’ dall’amore che nasce l’uomo” e “Nella terra dei sogni”? proprio non ci stavano?): ma è la media qualitativa che impressiona, e la media qualitativa non è frutto (soltanto) delle doti degli interpreti, ma anche (forse soprattutto) della professionalità dei team che hanno contribuito alla produzione di queste canzoni. Se mettete questi dischi nel lettore di Cd vi accorgete che potete ascoltarli con piacere costante, che le melodie sono piacevoli, che le esecuzioni sono pregevoli, che gli arrangiamenti sono fantasiosi ed efficaci, e che quando il disco è finito avete voglia di riascoltarlo.
E in fondo, non è a questo (anche a questo) che dovrebbe servire la canzonetta? A regalare momenti di piacevolezza, di divertimento, di distrazione possibilmente nobile, o almeno decorosa? E perché 99 dischi dei 100 che mi capitano in mano oggi – e la valutazione percentuale è generosa per eccesso – non mi sanno dare la stessa soddisfazione? Oddio, adesso qui potremmo aprire tutto un altro discorso ancora più ampio, che magari svilupperemo un’altra volta e in altra sede, e al quale accenno soltanto a grandi linee. Mi sono venuto convincendo che ormai la discografia italiana non è più in grado di proporre una produzione dignitosamente commerciale (ed esplicitamente commerciale): è come se se ne vergognasse, come se non fosse abbastanza sicura delle proprie capacità per poter difendere ideologicamente l’utilità della canzonetta. E badate che sulle canzonette – sulle canzonette facili, commerciali, popolari – si è costruita la fortuna economica della discografia italiana, e che i milioni di copie vendute dei 45 giri “commerciali” hanno consentito alla discografia italiana di sostenere finanziariamente una produzione più “alta”, più colta, più difficile e meno immediatamente vendibile. Senza i soldi guadagnati dalle case discografiche con le tanto vituperate canzonette, i tanto celebrati cantautori degli anni Settanta non avrebbero potuto permettersi di registrare dischi intelligenti e colti (e spesso noiosi), perché nessuno glieli avrebbe finanziati.
Ecco, oggi mi pare che si sia perduta di vista quella fondamentale distinzione fra “canzone commerciale” e “canzone d’autore” che, nel suo rozzo semplicismo, permetteva a entrambe le sfere di mantenere la loro autonomia, e che in qualche modo permetteva economicamente l’esistenza della seconda e legittimava culturalmente l’esistenza della prima. Adesso tutti sono cantautori, tutti sono “autori”, tutti sono anche produttori e esperti di promozione e di marketing, e tutti si vergognano di dire che i dischi sono oggetti prodotti per essere venduti, e che per vendere in quantità accettabili devono piacere a molta gente. E infatti, i dischi si vendono sempre di meno (e non è solo colpa della pirateria, credetemi) e costano sempre di più (non è vero che i dischi costano troppo: costano troppo per quel che valgono e per quel che offrono di buone canzoni).
Siamo arrivati molto lontani, partendo da due raccolte di successi. Scusate se l’ho fatta un po’ lunga, ma avevo voglia di dirvi queste cose, e ho colto l’occasione. E grazie se siete arrivati fino a qui.

(Franco Zanetti)

Tracklist: Equipe 84:
Disco 1:
“Resta”
“Auschwitz”
“Bang bang”
“29 settembre”
“Nel cuore, nell’anima”
“Hey ragazzo”
“Io ho in mente te”
“Nel ristorante di Alice”
“Un angelo blu”
“Ladro”
“Ieri in lei”
“Un anno”
Disco 2:
“Tutta mia la città”
“E poi... ”
“Cominciava così”
“Il sapone, la pistola, la chitarra e altre meraviglie”
“4 marzo 1943”
“Clinica Fior di Loto SpA”
“Pomeriggio ore 6”
“Casa mia”
“Una giornata al mare”
“Mercante senza fiori”
“Diario”
“Devo andare”


Rokes:
Disco 1:
“Ascolta nel vento”
“Bisogna saper perdere”
“C’è una strana espressione nei tuoi occhi”
“Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi”
“Il vento”
“E’ la pioggia che va”
“Eccola di nuovo”
“Eravamo amici”
“Finché c’è musica mi tengo su”
“Grazie a te”
“Che colpa abbiamo noi”
“Io vivrò senza te”
Disco 2:
“La mia città”
“Spegni questa luce”
“Ma che freddo fa”
“Non c’è pace per me”
“Piangi con me”
“Regency Sue”
“Ricordo quando ero bambino”
“28 giugno”
“Lascia l’ultimo ballo per me”
“Ripe apples”
“Un’anima pura”
“Il primo sintomo”
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