«OCCHI NEGLI OCCHI - Stadio» la recensione di Rockol

Stadio - OCCHI NEGLI OCCHI - la recensione

Recensione del 20 set 2002

La recensione

Viene da dire che sono lontani i tempi di chicche come “Navigando controvento” e di capolavori come “Grande figlio di puttana”. Lontani i tempi delle collaborazioni storiche con Dalla, De Gregori & c.; troppe, forse, le svolte artistiche e i reindirizzamenti per un gruppo che comunque sente di avere ancora qualcosa da dire e che con “Occhi negli occhi” decide di autoprodursi. Con gli “storici” Curreri e Pezzoli alla guida, gli Stadio sfornano un album tutto sommato discreto e ascoltabile, senza troppi picchi a dire il vero, molto melodico e dichiaratamente dedicato all’amore. Così il singolo “Sorprendimi” parla di un sogno romantico, “Montagne russe” di un sentimento che nasce, “Chiaro” dell’amarezza dopo la fine di una storia, la riuscita e leggera “Amo solo te” della tenerezza che può nascere anche dalla gelosia. Su tutto spiccano il curioso tentativo di reinterpretare un brano di Paolo Conte, “Un vecchio errore”, qui completamente trasfigurato, e poi l’omaggio a Guccini in “Una casa nuova” (originariamente scritta per Patty Pravo).
Niente di nuovo sotto il sole, duole dirlo: questo è un disco fatto di piccole istantanee melodiche, con una virata “unza” in “Ci vuole fortuna”; un disco che viene da un autore rodato come Saverio Grandi, che ha scritto la maggior parte dei brani senza infamia e senza lode. Un album non dannoso né indispensabile, buono per i fan di certa canzone italiana, che non ha pretese di rivoluzionare il mondo sonoro del nostro paese e che - d’altro canto - non è peggio di tanti altri.


(Paola Maraone)
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