«JERUSALEM - Steve Earle» la recensione di Rockol

Steve Earle - JERUSALEM - la recensione

Recensione del 19 set 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ quasi paradossale che Steve Earle sia finito sotto i riflettori dei media con questo disco. E’ paradossale perché Earle non lo si scopre oggi: è uno dei più stimati songwriter americani, ed è anche un personaggio che, per dirla alla Lou Reed, passeggia sul lato selvaggio della vita. Tra dischi (belli) e vicende personali (brutte, come il carcere), certo non è passato inosservato.
Nella banalità musicale post-11 settembre, in cui tutti vogliono scrivere una canzone sulla tragedia e solo pochi hanno qualcosa di sensato da dire, scegliere come protagonista John Walker è un atto coraggioso. Walker, per la cronaca è quel ragazzo americano (“cresciuto con MTV”, come dice Earle) che è stato trovato a combattere tra i Talebani. Nella ventata di patriottismo (comprensibile, ma spesso irrazionale) che ha investito gli Stati Uniti, è stato uno shock. E che un cantante - che arriva dalla musica più conservatrice che c’è negli States, il country- gli dedichi un brano è ancora più scioccante. Risultato: Earle ha scritto “John Walker's blues” e si è trovato sulle pagine dei giornali, di tutti i giornali; in molti a Nashville l’hanno disconosciuto.
Qualcuno, anche tra la critica rock, gli ha dato del furbo. Non crediamo che sia così. Earle fa quello che ha sempre fatto: racconta le disillusioni del sogno americano, il vuoto in cui certi fenomeni sono potuti accadere. Lo fa in “John Walker’s blues”, ma anche in “America v. 6.0 (the best we can do)” o “Conspiracy theory”. Ed è difficile pensare ad Earle come ad un opportunista. Semplicemente Walker è un personaggio perfetto per esemplificare molte delle contraddizioni americane.
C’è da dire che “Jerusalem” è un bel disco, anche musicalmente: un disco di rock cantautorale, solido, che in alcuni momenti privilegia le atmosfere acustiche, e in altri quelle più elettriche; in alcune (rare) occasioni Earle prova anche a sperimentare, inserendo qualche coloritura elettronica (la voce filtrata e campionata di “Ashes to ashes”), ma sostanzialmente questo rimane un disco tradizionalista, almeno nell’impianto musicale.
C’è anche da dire che quanto Earle sia spontaneo e poco opportunista lo si vede proprio in “John Walker’s blues”, che termina su un canto orientaleggiante. Il confronto con un’analoga idea di Springsteen (che “Worlds apart”, sull’ultimo “The rising”, usava una voce qawwali) è naturale; ma Earle sceglie di sviluppare l’idea in modo più semplice, meno elaborato anche sonoramente, accettando anche la propria canzone ne perda in forza poetica. Insomma, Earle non è Springsteen. Anche quest’ultimo ha speso il proprio ultimo disco per capire l’America di oggi, a descrivere cosa passa per la testa di chi sta dall’altra parte della barricata (come in “Paradise”, centrata sulla storia di un kamikaze). Eppure a Springsteen è concesso tutto. A Earle no, solo perché è più schietto, meno consolatorio. Anche questa è l’America di oggi, pare: esprimere qualche dubbio, cercare di capire non è sempre ben visto.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.