«LA MUSIQUE DE PARIS DERNIERE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - LA MUSIQUE DE PARIS DERNIERE - la recensione

Recensione del 18 set 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Esiste un “French touch” musicale? Forse si; o più probabilmente si tratta di una delle solite sovrastrutture para-culturali create da case discografiche per vendere più facilmente prodotti –una volta assodato che un filone funziona – e dalla stampa per etichettare artisti e dischi.
Più probabilmente esiste un gusto francese nella selezione della musica e dei suoni. Un gusto che va a ricercare elementi in generi già ampiamente consolidati e li ricicla sotto nuove forme: il jazz, il lounge, la canzone d’autore e il pop orchestrale, l’elettronica d’avanguardia, per esempio. Tutti elementi che si trovano abbondantemente nell’ultima cantante o gruppo pseudo francese (dal pop di YuYu all’elettronica raffinata dei Gabin), quanto in produzioni d’oltralpe (i tanto acclamati St. Germain) o nell’ennesima compilation ispirata a questo presunto “french touch”
Tra questa miriade di compilation abbiamo deciso di segnalarvi questa “La musique de Paris Derniere”, secondo volume di una serie curata da Beatrice Ardisson, che ha avuto una discreta eco oltralpe. Nessun brano dichiaratamente francese, ma una serie di selezioni chiaramente ispirate dal gusto della capitale.
Non lasciatevi ingannare dalla copertina e dal titolo: il packaging è quello solito di tante raccolte del filone. Il contenuto è però ben più sfizioso della copertina. Beninteso, nulla di più che una buona raccolta da mettere come sottofondo ad un party, ma un po’ sopra alla media.
Iniziamo dalle canzoni: come potete vedere dalla tracklist riportata in fondo, sono tutti straclassici del pop. Da “The girl from Ipanema” a “Satisfaction”, da “Like a virgin” a “Proud mary”. Tutte rifatte da gruppi o nomi poco conosciuti –salvo qualche eccezione – e tutte stravolte. Tra i nomi più conosciuti spicca ovviamente Stevie Wonder, che riscrive in chiave r‘n’b “We can work it out”. ma anche Jose Feliciano, uno che non è certo nuovo nel riscrivere in versioni latin-folk canzoni altrui. O ancora, i Four Tops e Shirley Bassey. O i Big Daddy, leggendaria orchestra che affermava di essere rispuntata direttamente negli anni ’80 dopo essere scomparsa negli anni ’50 nel sud est asiatico. La loro versione doo-woop teatrale di “Like a virgin” (Madonna) è davvero divertente. In mezzo tante piccole gemme: una versione remix di “The girl from Ipanema” dei Boogie Macs, a loro tempo messi sotto contratto da Paul Oakenfold. O la versione stralunata di “Walk on by” di Bacharach rifatta dal gruppo australiano dei Mavis. O, ancora, la versione reggae-bacharachiana di “Let’s spend the night together” di Charo & The Salsoul Orchestra.
Insomma, canzoni che non sono francesi, ma suonano come se lo fossero. Uno spettro ampio ma tutto sommato non dispersivo e piacevole. Esattamente quello che dovrebbe essere il “french touch”, se esistesse.

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