«THE PRIVATE PRESS - Dj Shadow» la recensione di Rockol

Dj Shadow - THE PRIVATE PRESS - la recensione

Recensione del 03 lug 2002

La recensione

A sei anni di distanza da "Endtroducing...", album accolto da giudizi perlopiù iperbolici, arriva finalmente il nuovo album di DJ Shadow. Anche se nel frattempo non ha fatto mancare sue notizie, fra remix, il progetto UNKLE e quant'altro, non c'è dubbio che l'attesa per questa nuova prova fosse piuttosto alta. E non va delusa, perché "The private press" è un buon album, diverso dal suo fortunato (e ingombrante) predecessore senza divergerne radicalmente. Il punto di partenza resta il metodo "taglia e cuci" con cui Davis assembla frammenti campionati dalla sua ciclopica collezione di dischi, la materia prima che ai tempi del suo primo album gli ha permesso di creare una variante stilistica all'hip-hop, liberandolo dalla necessità di rappare. All'epoca lo si chiamava trip-hop, ed è diventato presto un cliché, al pari delle rime e delle pose da "nigga" da cui DJ Shadow cercava una via di fuga. Logico quindi che ora cerchi di ampliare l'orizzonte, mostrando all'occorrenza anche il suo lato hip-hop più ortodosso in "Walkie talkie", con tanto di classico atteggiamento fanfarone (nel turbine dei campionamenti sbuca anche un "a bad muthafucka DJ"). Altrove però Davis esibisce una maggiore sofisticatezza - come in "6 days", indefinibile collage che trasfigura psichedelia e soul -, aggiorna le coordinate che hanno fatto la fortuna del suo disco d'esordio (in "Giving up the ghost" soprattutto) e arriva a ricordare certe atmosfere da new wave anni '80 in "You can't get home again". Nel tentativo di infittire la trama dei suoni, capita anche che il protagonista si lasci prendere la mano ed esageri in solennità pomposa ("Blood on the motorway"), ma si tratta di scivoloni occasionali. Il rischio vero sembra essere quello di una deriva da virtuoso del sampling: qui c'è il tour de force di "Monosylabik", quasi sette minuti di suoni accumulati intorno a un breve frammento, che sembrano messi lì apposta per dare ossigeno a definizioni come il "Jimmy Page del campionatore", già sfoderate in passato dalla stampa inglese. Ma il DJ ombra conosce metodi più persuasivi per farsi ascoltare.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Letter from home
02. Fixed income
03. Un autre introduction
04. Walkie talkie
05. Giving up the ghost
06. 6 days
07. Mongrel...
08. ...Meets his maker
09. Right thing/Gmdsfsob
10. Monosylabik parts 1 & 2
11. Mashin' on the motorway
12. Blood on the motorway
13. You can't get home again
14. Letter from home
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