«ALWAYS GOT TONIGHT - Chris Isaak» la recensione di Rockol

Chris Isaak - ALWAYS GOT TONIGHT - la recensione

Recensione del 01 lug 2002

La recensione

Con quella voce un po’ così, e quella faccia un po’ così, era sicuro che prima o poi Chris Isaak sarebbe diventato famoso. Allontanato dalle asprezze di una carriera amatoriale nel mondo della boxe, che gli ha lasciato sul viso qualche cicatrice e nel cuore qualche dolore, dopo aver ascoltato le “Sun sessions” di Elvis Presley, il ragazzo di Stockton decise che ciò che voleva davvero fare era scrivere canzoni come quelle che la madre gli faceva ascoltare da bambino, quelle “tristi melodie country” che profumavano di terra bruciata e di grandi avventure. E se anche sul suo cammino sono arrivate la televisione (è attualmente impegnato nella conduzione del “Chris Isaak Show”, spettacolo che celebra e ironizza sulla sua vita da star insieme ai fedeli Silvertones, la cui sigla è proprio “American boy”, qui inclusa) e il cinema (“accetterei anche se mi prendessero per pulire il set o per dar da mangiare agli altri attori”, aveva detto anni fa riferendosi ad una sua possibile partecipazione a “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme), Chris Isaak non ha mai rinunciato alla musica. “Always got tonight”, contrariamente alla faccia del cantore californiano, a metà strada tra quella di un attore e quella di un ribelle di strada, non ha invece riportato alcun segno delle sue carriere trasversali, rimanendo fedele a se stesso e a quanto finora già scritto e raccontato. Chris Isaak canta Chris Isaak, senza mai temere il successo di quella “Wicked game” che lo consacrò come il cantante sensuale e un po’ vizioso capace di comporre torridi racconti di amori persi e, poi, ritrovati. “Il tempo, il tempo non significa nulla, no, nulla, non significa nulla da quando te ne sei andata, sono solo, e sono dispiaciuto, mi sono sbagliato”, canta nella sfibrata malinconia di “Worked it out wrong”, uno di quei lenti che masticano country e ti fanno pensare a strade lontane che tagliano il deserto, dove non puoi far altro che richiamare alla mente turbamenti perduti, e affondare nei tuoi stessi desideri. E poi c’è il ricordo di Roy Orbison che aleggia su canzoni come l’apertura “One day” e “Let me down easy”, e passi più commerciali in bilico tra il disappunto e il fastidio, come la misera “Cool love” e il rock opaco del brano che dà il titolo all’intero disco, “Always got tonight”.
Non c’è nulla di sconcertante in queste nuove, vecchie piccole storie, che si allungano come ombre al sole per poi scomparire con la sera. Niente che vi sorprenderà davvero, né rimescolerà inaspettatamente le vostre sicurezze. Tutto dipenderà soltanto dal luogo in cui vi troverete mentre l’aria assorbe i tiepidi malumori di “Always got tonight”. Perché Chris Isaak, ora e come sempre, è polvere, sole e tenebre.

(Valeria Rusconi)
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