«NEVER A DULL MOMENT - Tommy Lee» la recensione di Rockol

Tommy Lee - NEVER A DULL MOMENT - la recensione

Recensione del 28 giu 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Tommy Lee ci riprova. Ritorna a fare il musicista, dopo i Motley Crue e dopo i Methods of Mayhem. Questa volta tenta la via solista con un disco, dal programmatico titolo “Never a dull moment” (“mai un momento di noia”).
Ci riuscirà? Ci permettiamo di avanzare qualche legittimo dubbio. Perché Mr. Tommy Lee è una musicista la cui dimensione artistica si misura in centimetri, come il John Holmes di Elio e Le Storie Tese. Tradotto: fa notizia per le sue scorribande amorose/sessuali e relative vicende giudiziarie, da Pamela Anderson all’ex donna di Prince Mayte (sua attuale compagna, ringraziata nei credits del disco). E se pensate che la nostra sia malizia, vi sbagliate: fate una ricerca nell’archivio delle news di Rockol e contate. Noterete che gli eventi a musicali che lo riguardano sono in netta minoranza.
Insomma, il sospetto è che Tommy Lee sia uno a cui viene concesso di far dischi nella speranza di capitalizzare tutto il chiacchiericcio mediatico che lo circonda. “Never a dull moment” conferma solo in parte il sospetto. Perché l’ex-signor Anderson in realtà non è un musicista malvagio: scrive discrete canzoni, non ha una grande voce, ma sa circondarsi di buoni collaboratori e i risultati sono accettabili. Le canzoni di questo disco sono una logica evoluzione dei Methods of Mayhem: rock duro costruito su basi semi-elettroniche e ritmiche molto secche. Manca l’hip-hop, e in qualche caso fanno capolino reminescenze più tradizionali, come le ballate “Ashamed” e “Blue” o come nella rivisitazione rimodernata di “Fame” (Bowie a co-firma con John Lennon). Insomma nulla di palesemente schifoso, ma neanche nulla di trascendentale: se c’è un difetto che permea tutte le tracce di questo album e la mancanza di originalità. Nulla suona male, ma tutto suona un po’ già sentito.
Certamente Tommy Lee non è un batterista di seconda fila, come rischiava di diventare nei Motley Crue. Ma da lì a diventare un vero e proprio rocker ce ne passa. La vera domanda da porsi, allora è un’altra: riusciremo un giorno a scrivere una recensione di un disco di Tommy Lee senza dovere per forza citare le sue imprese extra-musicali? Ovvero, Tommy Lee un giorno sarà in grado di incidere un disco che ci faccia dimenticare tutte le sue scorribande?

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