«LU*CA - Luca Carboni» la recensione di Rockol

Luca Carboni - LU*CA - la recensione

Recensione del 19 nov 2001 a cura di Paola Maraone

La recensione

Tu campionerai con dolore. E’ questo il diktat cui deve essersi ispirato il fervente Carboni, che durante la presentazione dell’ultimo album ha spiegato: “Avevamo l’obbiettivo di realizzare tutto l’album utilizzando solo la batteria, il basso, le chitarre, l’organo, il pianoforte, le voci, gli archi, e non usare assolutamente synth, campioni, né suoni particolari di tastiere. Siamo riusciti a essere rigorosi in tutte le canzoni con l’unica eccezione di ‘Stellina (dei cantautori)’ che parte con un groove campionato e un tappeto di synth, ma solo nelle prime battute”.
Che sia stata questa dichiarazione d’intenti – più genuinità, meno artifizi – il motivo dell’inarrestabile ascesa nelle vendite di "Lu*ca", entrato in classifica al primo posto, con prepotenza, a dispetto di ogni possibile previsione? Ché altrimenti la cosa non si spiega. Chiariamo subito: in vita sua Carboni ha prodotto otto album, alcuni dei quali geniali, altri un po’ meno riusciti. Ma parlando in generale (e con l’ovvia eccezione di “il tempo dell’amore”, il “best” del ’99) alle alzate d’ingegno di inizio carriera non sono corrisposte, negli ultimi anni, prove altrettanto brillanti. E anche ascoltando “Lu*ca” due, tre, cinque volte non troviamo niente di simile a “Silvia lo sai”, “Farfallina”, “Persone silenziose” e gli altri pezzi che hanno fatto la storia del Carboni-pensiero. Certo, il singolo di lancio dell’album “Mi ami davvero” ha uno slogan accattivante e arriva dritto al punto: “Mi ami davvero/ Non come gli spot che dicono solo bugie”, chiede Luca alla sua donna con quella voce roca, strascicata e sexy che ha contribuito a far la sua fortuna.
Ma poi? Quest’album è una collezione di storie minime che in qualche modo vorrebbero avere valore universale. Qui viene presentato con tutti i crismi “Il mondo secondo Carboni”: "Lu*ca" è undici ballate tenere tenere, che ad ascoltarle a volume troppo alta rischi di sciuparle, che van bene a far da sfondo a una giornata uggiosa, come ci ricorda il cantautore in “Autoritratto”: “Fuori piove e c’ho l’ombrello, vieni sotto insieme a me”. Altrove ci viene insegnato che “Forse l’amore non sa parlare, sa dire solo sì e no” (“L’amore non lo sa”): riflessione generale su sentimenti&dintorni. Ma più spesso il discorso di Carboni è diretto e rivolto a una persona in particolare: “Quante cose sai che abbiamo da fare, quanti sandwich e quante sere da uscire” (“Quante cose”), “Ho voglia di piangere, di sentire la pace dopo il temporale/ Vicino a te” (“Voglia di piangere”).
All’ormai classico (potenza delle hit) “Sole, cuore, amore”, insomma, Carboni sostituisce “Pioggia, cuore, amore”, senz’altro più adatto al periodo buietto che stiamo attraversando. Sperava probabilmente (e i risultati finora gli danno ragione) di raggiungere in questo modo gli animi delle generazioni di fan che fino a oggi l’hanno amato. Dice – e non c’è motivo di dubitare delle sue parole – di aver messo tutto se stesso nella realizzazione di “Lu*ca”, che può contare in verità su alcuni momenti riusciti. A parte il singolo, non sono male “Chiudi gli occhi”, ninna nanna dedicata a suo figlio Samuele (il cui accordo iniziale è lo stesso di quello di un’altra “ninna nanna” famosa, l’ammaliante “Road trippin’” dei Red Hot Chili Peppers), “I problemi della gente” (ovvero, Luca in mezzo al mondo) e “Stellina (dei cantautori)”, che chiude l’album: qui si affaccia un tocco di pura poesia. Troppo tardi?

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