«SOUTH - Heather Nova» la recensione di Rockol

Heather Nova - SOUTH - la recensione

Recensione del 26 set 2001

La recensione

Ho visto il futuro di Edie Brickell e il suo nome è Heather Nova... scherzi a parte, la sultry singer/songwriter, come la definiscono su un sito internazionale, dando al termine “sultry” il significato di passionale, ma anche un po’ soffocante. Heather Nova è una trentaeppiùenne giunta ormai al suo quarto album in studio con le idee chiare su come deve essere il suo lavoro:un incrocio ideale tra quanto di meglio proposto dal panorama femminile degli ultimi anni. E infatti ritroviamo una voce deliziosa, a tratti innocente come quella di Rickie Lee Jones, a tratti più simile a quella di Edie Brickell o di Nelly Furtado; strutture melodiche ricche e versatili, in gran parte mutuate proprio da quel pop-folk venato di Village che mi fa sempre pensare a Suzanne Vega; un tocco di Natalie Imbruglia che non guasta, un po’ di Cardigans, una foglia di Garbage e tante oscure popstars femminili americane di serie B ascoltate alla radio nell’infanzia. Il risultato sembra più fm pop europeo alla Marie Frank e Lene Marlin che qualcosa di americaneggiante, ma tant’è: d’altra parte la nostra si è trasferita a vivere a Londra, anni fa, dalle native Bermuda, dove è però tornata per incidere questo album.
“South” è la direzione preferita di Heather, quella di fatto seguita per la realizzazione di questo album ‘isolano’, e porta dritti al tema di “Virus of the mind”, uno dei brani più originali dell’album, che parla del suo essersi sempre sentita fuori dalla normalità per il fatto di aver vissuto l’infanzia su una barca - lo yacht dei genitori - in giro per il mondo, e di continuare adesso a fare una vita da nomade perennemente in giro sui tourbus. Del resto si parla d’amore (“Like lovers do”, un pezzo molto simile a “Both sides now” di Joni Mitchell; ai cori c’è Bryan Adams, quel vecchio satiro), di relazioni (“Help me be good to you”, “Talk to me”), di sentimenti, e anche di fantasie che possono portarci lontano dalla realtà, come in “If I saw you in a movie”. C’è perfino un inusuale momento quasi trip hop alla Portishead, con “Gloomy sunday”, un pezzo che mette insieme la Shirley Bassey di “Goldfinger” e Judy Garland. Niente da dire, il disco regge e regge bene, composto com’è di canzonette come queste, ben fatte, ben scritte e ben cantate. Brava Heather e saluti alle Bermuda...

(Luca Bernini)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.