«LATERALUS - Tool» la recensione di Rockol

Tool - LATERALUS - la recensione

Recensione del 14 ago 2001

La recensione

Sarà pure inutile ripeterlo, poiché già altre “penne musicali” lo hanno affermato più volte analizzando questo disco, ma quale album oltre al nuovo dei Guns N’Roses (sigh!) è stato il più atteso in questi ultimi anni? La risposta è sicuramente unanime anche in questa sede: quello dei Tool. È infatti dal lontano ’96 che aspettavamo notizie da questa splendida band e certamente l’”assaggio” dato ai fan con il side project A Perfect Circle uscito nel ‘99 non aveva fatto altro che aumentare l’acquolina in bocca dei Tool-maniaci. Ecco che quindi arriva “Lateralus” a placare gli animi. Già dalla confezione che accompagna il disco, “Lateralus” si preannuncia un lavoro molto cerebrale e particolare (osservate il booklet dalle pagine trasparenti che se sfogliate mostrano, come in una sorta di film, una strana trasformazione che ricorda la pellicola di Parker “Stati di allucinazione”). Ma dovendo trovare una collocazione obbligatoria per questo nuovo album nella discografia dei Tool, la posizione più consona dopo l’ascolto è certamente quella che sta tra “Undertow” e il già celebrato “Aenima” (rispettivamente primo e secondo capitolo della loro storia). La musica anche qui come in “Aenima” è sempre complessa e ben strutturata, ma ora tutto è fatto in maniera più nebulosa e forse meno spontanea, arrivando a toccare territori quasi progressivi. I Tool sono decisamente un gruppo di un altro pianeta, abitato da gente che parla la stessa lingua di “alieni” come Peter Gabriel e King Crimson. Non per questo però “Lateralus” merita di essere criticato per pura ed eccessiva complessità, in ogni modo si consiglia l’ascolto ad un pubblico esperto, preparato a certe sonorità e certamente “open minded” (come dicono gli americani). L’ascoltatore distratto cerchi invece altre situazioni.
La scaletta è suddivisibile ipoteticamente in tre parti ed è caratterizzata da brani dalla lunga durata, in una media che si aggira intorno ai sei minuti. Inizialmente, tanto per abituare le orecchie, ci sono un paio di pezzi necessari per prendere un attimo di respiro prima del lungo cammino che si prepara davanti a noi. Dalla torrenziale “The grudge”, canzone vicina ai bei tempi di “Stinkfist”, si prosegue in maniera molto morbida e tranquilla fino a “The patient”, brano che segna la fine della prima parte di questo disco. Dalla corta “Mantra” si passa al singolo “Schism”, brano che aumenta la tensione a metà del suo incedere per poi ritornare su territori più languidi. “Parabol” è il preludio alla seconda parte, inaugurata dalla ben sostenuta “Parabola”, mentre “Ticks & leechs” pone l’accento su chitarra e batteria, mentre è la titletrack “Lateralus” a chiudere questa seconda parte fatta di momenti più metallici (se così si possono chiamare). Da “Disposition” in poi si ritorna a viaggi eterei, attraverso la lunga suite di undici minuti di “Reflection” e la strumentale “Triad”.
Un lungo trip quello di “Lateralus”, un viaggio attraverso l’ignoto, alla scoperta di un altro grande capitolo di un gruppo oramai assurto allo status di cult band.

(Angelo Ferrari)
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