«SHANGRI - LA DEE DA - Stone Temple Pilots» la recensione di Rockol

Stone Temple Pilots - SHANGRI - LA DEE DA - la recensione

Recensione del 17 lug 2001

La recensione

Quando non si è più parte del trend musicale dominante sulle scene, si può scegliere di saltare su un altro treno oppure cercare di diventare un cosiddetto classico, cioè uno di quei nomi solitamente indicati come superiori a qualsiasi moda, capaci di imporre il proprio segno indipendentemente dalla direzione imboccata da industria discografica e media. Gli Stone Temple Pilots si trovano a questo bivio: hanno beneficiato ampiamente dell'ondata grunge, ormai seppellita da tempo. Non sono più parte del nuovo rock americano, ne rappresentano semmai il passato, sia pure recente. Rimanendo più o meno fedeli al proprio stile, sono "obbligati" a diventare di classici per mantenere alte le proprie quotazioni. "Shangri-la dee da" non è però il tipo di album funzionale a tale scopo e sembra più una chiamata a raccolta per chi ha apprezzato il grunge e non si è stancato di quel modo di suonare rock. In questo caso, risulteranno gradevoli il riff pesante di "Dumb love", non distante dai Nirvana di "Dive", il pop-rock del singolo "Days of the week" o "Hollywood bitch", avvelenata dedica alle aspiranti star. Poi però il disco sembra afflosciarsi: Scott Weiland spinge sul tasto del sentimentalismo e affiorano languori acustici poco entusiasmanti. Forse si deve alla ritrovata pace del cantante, dopo la tossicodipendenza e i guai giudiziari. Weiland dedica l'album alla moglie e al figlio Noah, esplicitamente evocato in "A song for sleeping", una sorta di ninna nanna per il pargolo: niente da dire sulla sincerità dei sentimenti espressi, ma il risultato è francamente un po' noioso. Qualcosa che risolleva gli animi c'è: il sitar elettrico di "Transmissions from a lonely room", ad esempio. Il testo di "Too cool Queenie" poi sembra fatto apposta per strizzare l'occhio ai vecchi fan del grunge, con la storia della reginetta troppo cool e del ragazzo che suona in una rock 'n' roll band che finisce col suicidarsi (forse un'allusione a una coppia celebre?). L'impressione generale comunque è quella di una band con scarse possibilità di incidere sulle sorti del rock di questi anni. Ma forse lo scopo principale è intercettare almeno una parte del numeroso pubblico che l'ha sostenuta in passato.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

03. Coma
11. Transmission from a lonely room
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