«DEVILS NIGHT - D12» la recensione di Rockol

D12 - DEVILS NIGHT - la recensione

Recensione del 16 lug 2001

La recensione

Dietro la sigla D12 (ovvero Dirty Dozen, cioè “sporca dozzina”) c’è il controverso rapper Eminem. E’ lui il leader carismatico di questa crew, costituita anche da Bizarre, Swift, Kon Artis, Proof e Kuniva, che, proprio perché guidata da “The real Slim Shady”, non può che perseguire l’obiettivo di stupire e creare nuovi sentimenti contrastanti nel pubblico, ma soprattutto nella critica. Eminem è ormai una celebrità e con due album vendutissimi all’attivo, ha deciso di permettersi il lusso di creare qualcosa di ancora più personale, insieme ai suoi protetti, in grado di fornire una chiave di lettura diversa da quella che come solista avrebbe fornito. I D12 esistono in quanto Eminem è il rapper che tutti conoscono nel bene o nel male e il successo immediato dell’album d’esordio “Devil’s night” è innegabile che sia dovuto proprio alla popolarità del loro leader. Pubblicato per l’etichetta personale del rapper, Shady Records, “Devil’s night” è volutamente osceno, a tratti disgustoso, dove le parole in libertà già note nello stile di Eminem, qui diventano un precisa missione di cattivo gusto e volgarità. Lo stile dei D12 può essere definito come “Hard-core” o “gangsta-rap” o ancora “horror-core”, ma di certo amplifica e rende ancora più efficace la personalità di Eminem.
L’album si apre con una sorta di manifesto programmatico con l’avvertimento che avere a che fare con loro, vuol dire che inevitabilmente molte cose possono accadere. Così succede di imbattersi in brani come “That’s how” con il suo campione tratto da “If there’s a hell below” di Curtis Mayfield o nelle quattro produzioni di Dr.Dre, “Nasty mind”, “Ain’t nuttin’ but music”, “Fight music” e “Revelation”. “Ain’t nothing but music” in particolare, si presenta come il seguito ideale della fortunata “The real Slim Shady”, riprendendone gli insulti e sparlando oltre che di Britney Spears, anche di Michael Jackson, Baha Men e le Destiny’s Child, con un effetto molto divertente che già nel suo incedere ritmico ha tutto il senso dello sberleffo (“non ho ancora capito che misura di tette abbia Britney Spears/a Eminem non piacciono gli N’Sync, ma a me sì, perciò fanculo lui e i Backstreet Boys/tutte le donne indipendenti ci mostrino le poppe e chiudano le loro dannate bocche”).
L’unione fa la forza? I ribelli D12 con la loro lingua tagliente fanno però sorgere un dubbio: che si stiano sforzando di allinearsi alla reputazione del loro celebre collega, il quale non avrebbe certo potuto smentire se stesso, cambiando l’atteggiamento che lo ha reso famoso per adattarsi anche alle esigenze stilistiche degli altri cinque, ma non poteva nemmeno permettersi il lusso di lasciarli andare per la loro strada, perché la via del successo sarebbe stata di gran lunga più difficile e lui aveva solennemente giurato di tornare a riprenderli se fosse diventato famoso.
”Devil’s Night” è un disco al quale ci si avvicina più per curiosità che per effettiva condivisione dei temi trattati e a dirla tutta, parlare di droga, sesso e volgarità non è certo una invenzione di Eminem, ma bisogna riconoscere che è lui attualmente il più credibile.
Nonostante la fama e le intricate vicende personali, Eminem ha mantenuto la parola data ai suoi vecchi compagni di rime, così oggi i D12 sono passati dalla condizione di semplice realtà underground a essere già nell’occhio del ciclone.

(Alessandra Zacchino)
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