«LA FLOR DE LO DALFIN - Lou Dalfin» la recensione di Rockol

Lou Dalfin - LA FLOR DE LO DALFIN - la recensione

Recensione del 23 mag 2001

La recensione

Sono un caso a parte nel panorama musicale italiano i Lou Dalfin, formazione con i piedi ben saldi in due scarpe diverse, quella quasi filologica del folk tradizionale e quella energica del rock, riuscendo ad essere rispettati da tutti due. E’ chiaro il concetto alla base delle scelte del leader e fondatore Sergio Berardo (“il Shane Mc Gowan occitano” come è stato definito): oggi, come sempre, la musica tradizionale dev’essere anche popolare. Per questo poco a poco basso, batteria e chitarra sono stati inseriti nell’organico della formazione occitana.
La dimensione che meglio rappresenta Berardo e soci è indubbiamente quella live. I loro concerti sono insieme festa, pogo e danza tradizionale, comunque movimento. Dalle loro parti hanno grandi folle, ma poco a poco il seguito si sta espandendo territorialmente. Berardo sostiene che i concerti sono la vita e i dischi sono come un film che imita la vita: impossibile che abbiano la stessa capacità di coinvolgere. E infatti il problema è sempre stato quello di rinchiudere nel recinto di un album tutta questa energia.
Nell’ultimo disco, “Lo Viatge”, inciso per una etichetta indipendente distribuita da una major, ci erano praticamente riusciti. L’album era probabilmente il punto più alto della loro carriera discografica. Ora, passati a una nuova e piccola etichetta che già nel nome, Uprfolkrock, ha il proprio statuto, hanno voluto evitare i rischi e incidere questo settimo album in studio ma dal vivo. E si sente. La carica resta quasi intatta, mancano solo la folla attorno e l’impatto visivo, ma per quelle non c’è soluzione.
Più che la scomparsa del violino dalla line-up del gruppo il dato significativo è il ridimensionamento del ruolo della chitarra elettrica che negli ultimi anni aveva segnato pesantemente il suono del gruppo e che, a volte, scivolava quasi nella musica heavy metal. Questa scelta non diminuisce la forza della band; ma a questo proposito va detta una cosa, banale ma mai troppo evidenziata. I Lou Dalfin non sarebbero i Lou Dalfin senza uno strumento come la ghironda, straordinariamente evocativo e a suo modo potente (come e più di cento chitarre elettriche).
“La flor de lo dalfin” mette insieme composizioni nuove ed altre già incise in passato. E così, fra gli altri, ricompaiono brani che sono vere e proprie gioiose macchine da guerra per concerti, da “Bandits” a “Lo viatge”. Stavolta Berardo e soci hanno voluto inserire anche “Se Chanta”, l’inno dell’occitania, suonato da una banda.
E’ l’ennesima dichiarazione di appartenenza (comunque mai miope) in un mondo in cui non si appartiene più a niente.

(Francesco Casale)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.