«NON SIAMO TUTTI EROI - Piero Ciampi» la recensione di Rockol

Piero Ciampi - NON SIAMO TUTTI EROI - la recensione

Recensione del 23 feb 2001

La recensione

In questo album ci sono, impregnate, quasi fino all’osso, di primi anni sessanta, le prime cose incise da Piero Ciampi, con echi forti di Modugno a cominciare dalla voce.
Il disco, che ha un grande valore di documentazione, è stato fortemente voluto, come primo di una serie, dal Premio che a Livorno ricorda ogni anno questo artista maledetto, mai arrivato al successo, ma che ancora oggi viene considerato da molti un riferimento. Il CD contiene pezzi firmati in buona parte come Litaliano, il soprannome (privato dell’accento finale) che lo seguì dalla Francia dove aveva vissuto tra bohème e leggenda. Sotto l’aspetto musicale è chiaro che si tratta di brani di un’altra epoca, vedi gli ammassi di violini spalmati a volontà su quasi tutto, che sembra tengano a galla e invece quasi affogano. Anche nelle parole ci sono ancora frasi fatte, quelle che, come molte altre cose, Ciampi avrebbe poi preso per i fondelli.
Ma i distinguo, gli scostamenti già ci sono: l’inizio recitato di “Conphiteor”, il sorprendente coro di “Non siamo tutti eroi”, qualche spicchio di piano jazz venuto bene (come nell’inizio di “Hai lasciato a casa il tuo sorriso”), oppure pezzi con una loro forza suggestiva come “Fino all’ultimo minuto”, che vive d’intimità vera, di momenti e frasi che appaiono e scompaiono ma restano. In “Confesso” (1962), uno dei brani più significativi del primo Ciampi, c’è (testo e musica) un vero e proprio salto in avanti, con pianoforte e trombe che si avviano sulla strada della dissonanza e che probabilmente all’epoca potevano parere pugni nello stomaco. In “Alè alè” la voce cambia e diventa la sua, trova spazio lo scardinamento dei canoni letterari che porterà ad esempio ad “Andare camminare lavorare”. “Un giorno o l’altro ti lascerò” (alter ego di “Uno di questi giorni ti sposerò” del suo amico Tenco?) si alza di ritmo e pienezza. Quando furono pubblicati questi brani, seguiti da un periodo di silenzio discografico, Ciampi non aveva ancora pienamente elaborato una cifra stilistica personale, ma stava già cominciando a far saltare codici su codici, come avrebbe fatto poi sino ad arrivare a far saltare se stesso.


(Francesco Casale)
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