«LA FORZA DELL'AMORE - Eugenio Finardi» la recensione di Rockol

Eugenio Finardi - LA FORZA DELL'AMORE - la recensione

Recensione del 22 feb 2001

La recensione

Non c’è dubbio che Eugenio Finardi sia stato abbastanza maltrattato dal music business in questo ultimo decennio. Al di là del versante commerciale, con il quale comincio a pensare che rimarrà sempre in credito, mi sembra che Finardi sia stato maltrattato – forse con una sua leggera complicità – soprattutto in termini di rispetto e credibilità. Ne è un’ennesima riprova questa raccolta che sancisce la fine del rapporto discografico con la WEA (Finardi ha appena firmato con la Edel), che è stata assemblata senza un apparente filo logico e – probabilmente – senza nemmeno il coinvolgimento diretto dell’artista, ma semmai con la tacita acquiescenza che caratterizza i dischi ‘da fine contratto’. “La forza dell’amore 2”, seguito ideale del fortunato e omonimo album del 1990 – carrellata di alcuni tra i migliori momenti di Finardi in nuove versioni risuonate e impreziosite dalla presenza di ospiti come Ivano Fossati, Luciano Ligabue e Rossana Casale – in realtà è una ‘non raccolta’: non contiene brani risuonati, visto che qui, tranne una nuova versione de “La forza dell’amore” assemblata in studio, tutto il materiale compare in versione originale; non è la raccolta dei brani migliori scritti da Eugenio in questi 10 anni – questo, però, a parere di chi scrive – e anzi, a rigor di logica non è nemmeno una raccolta di brani incisi nell’ultimo decennio, visto che va a ripescare materiale anni ’80 estratto da album come “Finardi”, “Dal blu” e “Il vento di Elora”, incisi da Finardi con la Fonit Cetra e adesso acquisiti dalla Wea. L’album si compone invece di 18 brani variamente assortiti, tra cui ben 2 versioni de “La forza dell’amore” – ultimo hit nazionalpopolare di Finardi – una in versione originale, l’altra per l’appunto ribattezzata ‘versione 2001’, rinfrescata nell’arrangiamento e con un nuovo cantato, ancora una volta splendido, a dimostrazione di un talento e un livello artistico che migliorano soltanto con il passare del tempo. Eh sì, perché di talento – anche se non sempre espresso al meglio – nei dischi di Finardi, e anche in quelli degli anni ’90, ce n’è a bizzeffe: ed è un peccato che su questo album si sia scelto di recuperare materiale degli anni ’80 come “Laura degli specchi”, “Trappole”, “Musica desideria” e la pur bella “Dal blu” togliendo spazio a “Mezzaluna”, “Cosa sognava Mozart”, “Con questi occhi”, “Nell’aria”, “Alba”, “Ti vedo”, “Sono quello che sono”, “E sto pensando a te”, solo per citare qualche canzone che, siamo sicuri, i fan di Eugenio avrebbero maggiormente apprezzato. Ma tant’è, le cose vanno come vanno, e così ci ritroviamo tra le mani la cover di Joan Osborne “Uno di noi” (ma ce n’era davvero bisogno?), l’interlocutorio episodio sanremese di “Amami Lara” – entrambe ‘operazioni’ prima ancora che canzoni – che se da un lato hanno cercato di indirizzare la rotta di Finardi verso il riscontro commerciale – che, sia ben chiaro, siamo ben lungi dal demonizzare – dall’altro l’hanno messo nella condizione di dover rinunciare a un po’ del suo carisma e della sua credibilità. E ancora singoli incerti come “Accadueo” e brani ‘periferici’ come “Musica desideria” o “Laura degli specchi”. Per fortuna su “La forza dell’amore 2” non mancano alcuni lampi assoluti, che la dicono lunga sul talento dell’artista, dalla cover di Battisti “I giardini di Marzo” a quella di Tenco “Ciao amore, ciao”, da “Le donne di Atene” di Chico Buarque a composizioni originali come “Il vento di Elora”, “Mio cucciolo d’uomo”, “Qualcosa in più” e la recente “Paura di amare”, brano che da solo varrebbe tutta questa raccolta. Dopo aver trascorso un decennio incerto, finita l’avventura con la Wea, sarebbe adesso bello che Eugenio Finardi decidesse di riprendersi un ruolo da protagonista nella musica italiana, privilegiando progetti che siano all’altezza del suo nome senza lasciarsi fuorviare da ‘sirene’ discografiche e rotte abbreviate verso le chart. E a esigere dai suoi interlocutori il rispetto che un fuoriclasse come lui merita. Uno con il suo talento, le sue canzoni e le sue capacità non dovrebbe accontentarsi di niente di meno. Il pubblico, dal canto suo, non lo deluderà, anche tra i più giovani: basta ascoltare la passione con cui un intero palasport cantava “Extraterrestre” – campionata all’interno di “La vita nell’era spaziale” – sul recente disco live di Jovanotti.


(Luca Bernini)
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