«FEEDBACK 86 - Steve Hackett» la recensione di Rockol

Steve Hackett - FEEDBACK 86 - la recensione

Recensione del 25 gen 2001

La recensione

A metà anni '80 l’ex Genesis si lasciò tentare dall’idea di un supergruppo in stile Asia con uno dei protagonisti di quell’avventura, Steve Howe degli Yes. Ma poi, non troppo convinto dell’avventura GTR, il chitarrista cominciò a lavorare a “Feedback”. Poi, per qualche misterioso motivo, lasciò perdere anche questo progetto, rinunciando al disco e a brani incisi con (tra gli altri), Brian May e Bonnie Tyler. Brani che tuttavia gli rimasero nel cuore, dal momento che negli anni alcuni sono riemersi in raccolte o concerti. E che alla fine lo hanno convinto a proporre una volta per tutte questo disco “fantasma” dal sapore piuttosto rock - anche se si sente che è roba che arriva dagli anni ’80, e anche la potenza di “Don’t fall” (“rivista” in anni successivi in chiave acustica) concede qualcosa a tastierine adatte al gusto dell’epoca. In due brani c’è Brian May dei Queen, e si sente: sia in “Slot machine”, scritta a quattro mani, che in “Cassandra”, Hackett cerca forse proprio il sound d’impatto alla Asia. Il risultato, tuttavia, rischia di deludere i fan di entrambi: meglio perciò “Prizefighters”, composta per i GTR e da loro eseguita dal vivo (non male davvero la voce di Bonnie Tyler – avesse avuto un gruppo alle spalle, forse non si sarebbe smarrita dopo la sua “Total eclipse of the heart”). Interessante "Stadiums of the damned": a sorpresa, Hackett canta (nel resto del disco lo fa Chris Thompson, già con Manfred Mann) e non canta neanche malaccio. “Notre dame des fleurs” è il tipico momento di chitarra classica hackettiano che sfocia nella non particolarmente ispirata canzone d’amore "Oh how I love you". Chiusura con i 7 minuti di “The gulf”, apprezzabile operina in tre passaggi, in stile Genesis.
I fan dell’ombroso solista potrebbero già dichiararsi soddisfatti e fare proprio il CD – salvo scoprire che il regalo in esso contenuto lo rende ancora più prezioso: 20 brani in MP3 che portano sul vostro computer un excursus di 25 anni di carriera solista, con un personale commento ad ogni pezzo inciso; nonché uno sguardo all’attività della sua Camino Records, per la quale incidono Chester Thompson, a suo tempo spalla di Phil Collins in tour, e Ian McDonald, fondatore dei King Crimson. Anche loro sono ospitati con due brani: per il primo, una poco confortante “A joyful noise”; per il secondo, una versione della storica “In the court of the crimson king”, che sicuramente gli amanti del “progressive” apprezzeranno.
E se non bastasse ancora, ci sono anche tre filmati in QuickTime Player tratti dai concerti dei “Tokio tapes”: “Watcher of the skies”, “Heat of the moment” (degli Asia), “In that quiet earth” (da “Wind and wuthering”). A voler fare i pignoli le immagini sono un po’ fuori sincrono, ma tanto lo sappiamo che le guarderete incantati, come i bambini le luminarie a Natale.


(Paolo Madeddu)
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