«HONORA CD - Flea» la recensione di Rockol

I migliori album del 2026, finora: Flea

Le scelte della redazione: "Honora"

Recensione del 16 lug 2026 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Flea, in libera uscita dai Red Hot Chili Peppers, pubblica il suo primo album solista, "Honora". Dimenticate pure il funk rock et similia proposto dalla band in cui il musicista dai natali australiani evoluisce al basso. Nel suo disco d'esordio sposta, e di parecchio, il suo focus musicale utilizzando il suo altro strumento di elezione, la tromba (per realizzare il disco si è esercitato con lo strumento ogni giorno per due ore), per inoltrarsi negli amati territori del jazz. Ad accompagnarlo in questa escursione desiderata da lungo tempo, vi sono un paio di prestigiosi colleghi di estrazione rock che rispondono ai nomi del frontman dei Radiohead (e suo compagno negli Atoms For Peace) Thom Yorke (co-autore e voce dell'elegante singolo “Traffic Lights”) e Nick Cave (monumentale nell'interpretazione di "Wichita Lineman", cover della hit che scrisse nel 1968 Jimmy Webb per Glen Campbell), oltre a un parterre di musicisti di ottimo lignaggio che gravitano nell'orbita jazz, ma non solo: il sassofonista Josh Johnson, il chitarrista Jeff Parker, la bassista Anna Butterss e il batterista Deantoni Parks, il percussionista Mauro Refosco e Nate Walcott a tromba e tastiere.

C’è un luogo in cui ci incontriamo, ed è l’amore

Dei dieci brani presenti nell'album quattro sono cover. Tra queste figura la riproposizione strumentale di “Thinkin Bout You”, brano facente parte dell'album d'esordio di Frank Ocean del 2012 "Channel orange", che alla sua uscita, dice Flea, lo stregò al punto da fargli dichiarare: "Quando uscì quell'album, mi lasciò a bocca aperta. L'ho ascoltato dieci milioni di volte. Era qualcosa che non riuscivo a smettere di ascoltare. È uno di quei dischi che segnano un vero e proprio punto di svolta per me." Tutto però ha inizio con il minuto di intro intitolato "Golden wingship", cui fa seguito "A plea". Qui i minuti sono quasi otto, e sono magnifici. Il testo, parlato, ricorda da vicino la "Nuclear War" Sun Ra. Si può considerare il manifesto dell'album e le parole di Flea, per quanto possano suonare ingenue oppure retoriche, lo confermano: "Non mi interessa la politica. Penso che esista un luogo molto più trascendente al di sopra di essa, dove può avvenire un dialogo che possa davvero aiutare l’umanità e aiutarci tutti a vivere in modo armonioso e produttivo, in un modo che sia sano per il mondo. C’è un luogo in cui ci incontriamo, ed è l’amore."

Confusione e caos

Quelli presenti nel disco sono più brani che canzoni. Il recinto dei tre minuti o poco più che generalmente contraddistingue e circoscrive la canzone qui non ha cittadinanza. La strumentale "Frailed" è una session musicale lenta e insinuante che si spinge oltre i dieci minuti e viene seguita dalla più frizzante e movimentata "Morning Cry" in cui la tromba di Flea si permette di prendersi quasi interamente la scena ben supportata dalla tela musicale ordita dai musicisti al suo servizio. Con "Maggot Brain" si torna al 1971: si omaggiano i Funkadelic di George Clinton e la disperata commozione per la Madre Terra. La tromba si sostituisce alla indimenticabile chitarra di Eddie Hazel. Lo standard jazz del 1932 di Ann Ronell "Willow Weep For Me" viene un poco maltrattato dal synth ed è forse l'episodio più debole dell'album. A chiudere la passeggiata nel giardino del piacere e della improvvisazione di Flea è "Free as I want to be": confusa e caotica come - per certi versi - l'intero album, ma davvero libera, come suggerisce il suo titolo.

Quanto mai attuale

"Honora" è un album senza dubbio interessante, Flea e i musicisti che ha coinvolto in questa sua prima avventura solista sulla lunga distanza hanno fatto un ottimo lavoro. Nelle note dell'album si intuisce e respira tutta la passione e la curiosità che ha per la musica (tutta la musica) questo ragazzo di 63 anni non ancora sazio di cercare, divertirsi e sperimentare. In ultima istanza, "Honora" ha il grande pregio di essere un disco sincero, in cui si respira un amore totale per la musica. Un'ultima cosa: dall'immagine di copertina ci guarda severa Shahin Badiyan, la mamma della moglie di Flea, la designer Melody Ehsani, fuori uscita dall'Iran nel 1979, all'indomani della rivoluzione islamica. Quanto mai attuale.

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