«HORSES - Patti Smith» la recensione di Rockol

"Horses" di Patti Smith è ancora uno dei testi sacri del rock

L'album torna in una nuova edizione espansa per i 50 anni

Recensione del 07 ott 2025 a cura di Gianni Sibilla

Voto 9/10

La recensione

“Jesus died for somebody’s sins, but not mine”: una frase che un mondo, sulla riscrittura di un classico, “Gloria” dei Them di Van Morrison. Difficile trovare un incipit, una frase di apertura così potente nel rock. Se la gioca con “Once upon a time you dressed so fine”, con “The screen door slams, Mary’s dress sways” (o era “waves”?), forse con I” want to run, I want to hide/I wanna tear down the walls that hold me inside”.

È il 1975, e al primo album Patti Smith diventa subito un mito: ci sono dischi che smettono molto presto di appartenere soltanto a chi li ha scritti, che cambiano la percezione del mondo: “Horses” è uno di questi.
Mezzo secolo dopo la sua pubblicazione, l’esordio discografico di Patti Smith torna in una nuova edizione espansa, la seconda dopo quella per i 30 anni fa: contiene: il disco originale rimasterizzato, accompagnato da un secondo CD di materiali d’archivio finora inediti.

La 50th Anniversary Edition, in uscita il 10 ottobre per Arista/Legacy, si compone di due dischi (in versione CD, vinile e digitale). Il primo è la ristampa dell’album così com’era: “Gloria”, con quell’incipit micidiale “Birdland”, “Free Money”, “Redondo beach” – tracce che hanno segnato uno scarto nella storia del rock, ancora oggi capaci di produrre fratture. Il secondo contiene nove brani: due demo incisi per RCA prima della firma con Arista, versioni alternative di alcuni brani del disco e outtakes dalle sessioni originali, tra cui la cover inedita di “The Hunter Gets Captured by the Game” delle Marvelettes e una canzone mai sentita prima, “Snowball”. Materiale che non ha funzione celebrativa, ma documentaria: una mappa delle possibilità che circondavano la forma definitiva di “Horses”.

L’edizione arriva in parallelo a un altro evento editoriale: a novembre arriva “Bread of Angels”, il nuovo memoir di Patti Smith, sarà pubblicato da Random House a novembre. Viene descritto il racconto più intimo della sua autobiografia in progress, un viaggio che parte dall’infanzia e attraversa la scrittura, la musica, la maternità, il lutto, il ritorno alla parola. Smith da tempo pubblica più libri che dischi – non incide materiale originale da oltre dieci anni – ma continua a esibirsi dal vivo con costanza, mantenendo intatta una tensione artistica che si alimenta del tempo senza mai subirlo.

C’è un modo abusato di chiamare Patti Smirh: “La sacerdotessa del rock”. Una di quelle espressioni da linguaggio di plastica del giornalismo musicale (“ll duca bianco”, “Il folletto di Minneapolis”, etc etc). Ma riascoltare “Horses” fa capire le origini di quel carisma e della sacralità della musica di Patti Smith, che partiva dal rifiuto netto di un dogma, per affermare in maniera radicale una sua visione delle cose.

Patti Smith non è una sacerdotessa o una poetessa che scrive canzoni (altra definizione di plastica), è un’interprete che fa della parola e della voce una materia viva. Le versioni demo e le alternate take contenute nel secondo disco mostrano quanto la dimensione vocale sia sempre stata centrale nel suo lavoro.

Certo, c’è la retorica delle edizioni commemorative - questa uscita è accompagnata da un tour dedicato a “Horses” che passa da Bergamo venerdì 10 ottobre, per un’artista che in Italia è di casa: ma questo 50° anniversario rimette in circolo l’urgenza originaria di un disco che ha saputo essere generazionale senza mai diventare datato. “Horses” resta un’opera viva:  questa ristampa lo conferma.

Tracklist

01. Gloria: In Excelsis Deo (05:54)
02. Redondo Beach (03:27)
03. Birdland (09:15)
04. Free Money (03:52)
05. Kimberly (04:26)
06. Break It Up (04:02)
07. Land: Horses / Land of a Thousand Dances / La Mer(de) (09:28)
08. Elegie (02:42)
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