«BUTTER MIRACLE, THE COMPLETE SWEETS! - Counting Crows» la recensione di Rockol

Il miracolo (in)completo dei Counting Crows

Dopo la prima parte di 3 anni fa, band chiude l'album "Butter miracle" con 5 nuove canzoni

Recensione del 12 mag 2025 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7/10

La recensione

Ci hanno messo tre anni, i Counting Crows, per completare il loro progetto: un album diviso in due parti. La prima era “Butter Miracle: Suite One”, quattro canzoni fuse una nell’altra, uscite come EP nel 2021. Ora ne arrivano altre cinque: bellissime, come (quasi) tutte quelle di Adam Duritz, ma “normali” e slegate tra loro, raccolte tutte sotto lo stesso titolo, “Butter Miracle”.
Ma c’è un cambio di tono e di direzione: il progetto, nato come una suite coesa, diventa un album fatto di due metà. Un racconto in due tempi che però sembra raccontare due storie diverse.

“Butter Miracle: Suite One” era, a suo modo, sorprendente: un ritorno discografico che era più di un EP e meno di un album. Una suite di quattro canzoni scritta di getto, in isolamento, durante un’estate passata nella campagna inglese. Di fatto, un unico brano di 18 minuti che ricordava le atmosfere del rock anni ’70, nei suoni e nelle storie. I Counting Crows, attivissimi dal vivo ma fermi in studio da tempo, sembravano aver ritrovato una voce compatta, fluida, ispirata. Un piccolo miracolo — e non solo per il titolo, incomprensibile e misterioso per scelta dello stesso Duritz. Quelle quattro canzoni scorrevano una nell’altra in modo naturale, quasi cinematografico. Un racconto musicale come se ne fanno pochi, oggi.

Il quadro si completa ora con “Butter Miracle: The Complete Sweets!”. La copertina è la stessa (non bellissima, diciamo), il titolo diventa ancora più strano e indecifrabile. Ma la musica, pur diversa dalla prima parte, è ancora una volta notevole. Da un lato, ritroviamo una band viva, capace di scrivere canzoni intense, con arrangiamenti curati, melodie solide e il consueto spleen malinconico che accompagna la voce e la scrittura inconfondibile di Duritz. Dall’altro, però, bisogna riconoscere che il progetto perde l’impatto e la coerenza iniziali, trasformandosi in qualcosa che è sempre più di un EP ma ancora un po’ meno di un album vero e proprio.

Le cinque nuove canzoni, poste all’inizio del disco, vanno ad affiancare le quattro della suite originale, che restano in fondo e non vengono toccate. Sembrano nate in un clima molto diverso: in più interviste, Duritz ha raccontato di essersi trovato in una fase di blocco creativo al momento di scrivere la seconda parte di “Butter Miracle”:“Cercavo di scrivere un seguito della prima suite, ma niente funzionava. Ho scritto molte canzoni che semplicemente non sembravano giuste. E alla fine ho semplicemente smesso di cercare di collegarle. Ho deciso di scrivere cinque canzoni che mi piacessero davvero e di fregarmene del fatto che si collegassero o meno”.
È un approccio che si sente: mentre “Suite One” era un viaggio unitario, con una dinamica interna forte e una narrazione fluida, queste cinque nuove canzoni — belle, sì, e molto “Counting Crows” — sembrano provenire da momenti diversi, anche emotivamente. Sono bozzetti sonori, istantanee che riflettono i molti volti della band.

Il gioiello dell’album è l’iniziale “With Love, From A-Z”, scritta in forma epistolare e cantata dalla voce di un personaggio, non in prima persona. Ma è piena di frasi che rappresentano perfettamente lo stile intimo e intenso di Duritz: “Queste parole sono l’essenza di me (…) se sei venuto per i ricordi, ti lascio questa canzone”. “Spaceman in Tulsa” è un piano-rock in cui riappare il Bobby di “Suite One”, ma la citazione è l’unico vero legame con la prima parte. “Virginia Through The Rain” ha l’eleganza delle ballate migliori dei Crows, mentre “Under the Aurora” è un bel midtempo costruito, ancora una volta, attorno al pianoforte.

Sono canzoni che funzionano, ma che mostrano anche un autore — come ammette lui stesso — attraversato da momenti difficili, forse un po’ in lotta con il peso delle sue canzoni precedenti. In definitiva, “Butter Miracle: The Complete Sweets!” è un album che funziona, se si riesce a dimenticare la sua genesi complessa. Un disco che conferma quanto i Counting Crows e Adam Duritz siano ancora tra gli autori più intensi del classic rock americano. Ma che lascia anche un piccolo dispiacere: avrebbe potuto essere un’opera compiuta, e invece resta, appunto, un miracolo — anche se incompleto.

Tracklist

01. With Love, From A-Z (04:42)
02. Spaceman In Tulsa (03:50)
03. Boxcars (03:51)
04. Virginia Through The Rain (03:56)
05. Under The Aurora (05:41)
06. The Tall Grass (04:34)
07. Elevator Boots (03:48)
08. Angel of 14th Street (05:01)
09. Bobby and the Rat-Kings (05:25)
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