«MATA HARI - Mata Hari» la recensione di Rockol

Mata Hari - MATA HARI - la recensione

Recensione del 03 set 2000

La recensione

Ci avevano già provato dalle parti di Milano e dintorni (vedi alla voce Milano 2000, Patrizia Di Malta) a modellare il così detto trip hop, cercando di ricondurre un’entità astratta per natura come è, appunto, il trip hop, verso una formula più riconoscibile e fruibile come può essere una canzone, inventandosi così il trip pop. Ci avevano provato contaminando il genere inventato da Portishead e Massive Attack con una tradizione “canterina” che andava a ritroso nel tempo, a fare il verso a Mina, Ornella Vanoni o a malinconici cronici come Tenco o Paoli. La formula, sulla carta, avrebbe potuto anche funzionare. Perché Beth Gibbons (la cantante dei Portishead) poteva permettersi di creare torch song a ruota libera su un vettore trip hop e noi italiani, con dalla nostra una tradizione per certi versi “mnelodrammatica” come quella dei cantautori suddetti, non ci potevamo provare? I risultati non sono stati dei migliori…. A parte Patrizia Di Malta è stato un bagno di sangue… Il perché è da ricercare nella pochezza degli interpreti. Un cantante, per dare senso a una pop song, non deve solo saper gorgheggiare melodie, non deve improvvisarsi cantante per un’ora. Deve essere un’interprete a tutti gli effetti. Non sembrano aver pensato né a quest’ultima “necessità” né all’insuccesso dei prodotti trip pop italiani i Mata Hari. Volonterosi di imporre il loro scialbo trip pop, con una cantante probabilmente impeccabile dal punto di vista tecnico, ma senza un’oncia di originalità, Mata Hari ci propinano un’ora e più di brani che potrebbero anche durare 20 secondi e direbbero tutto ciò che hanno espresso in cinque minuti di lagnoso trip pop. Trip pop che oltretutto, dal punto di vista dei suoni, si rivela “derivativo” fino all’ossesso. Le citazioni sono varie: Portishead su tutti, ma anche occhieggiamenti minori a gruppi come Nightmares On Wax (ai limiti del plagio, in “Casablanca”) o Tosca, forse scelti per passare meno inosservati nella loro sudditanza ai prodotti trip hop di prima classe. E alla fine Mata Hari si rivela un disco banale, irritante e melodrammatico fino al disgusto.

TRACKLIST

01. Intro
02. Se non ridi
03. Notte al limite
04. Nag
05. Mi sono innamorata di te
06. Casablanca
07. Baby nicotina
08. In conflitto
09. Che c’è da dire
10. Dressed to hurt
11. Outro
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