«MAHASHMASHANA - Father John Misty» la recensione di Rockol

Father John Misty, un cronista delle oscure sfumature della vita

“Mahashmashana” è il sesto album del musicista: archi, pop e spavalderia per raccontare l'esistenza

Recensione del 01 dic 2024 a cura di Elena Palmieri

Voto 8/10

La recensione

“Grande terreno di cremazione” è il significato in sanscrito di “Mahashmashana”, scelto da Father John Misty come titolo del suo sesto album in studio. Il musicista, al secolo Joshua Michael Tillman, intraprende un viaggio in solitaria evolvendo la fascinazione per l’esistenza che lo accompagna dai suoi precedenti lavori. Se in “Pure comedy” del 2017 e “God's favorite customer” del 2018 si interrogava su grandi tematiche con ironia, prima delle spensierate trame orchestrali di “Chloe and the next 20th Century” del 2022, ora Father John Misty rivela spavalderia e arguzia nel mettere in musica, senza cupezza, ma con la sua tipica cripticità, riflessioni che si scontrano spesso con la fine.

“His body is the Gelson's / Her soul, the fallen star”: la voce di Tillman si appoggia alla delicatezza per recitare i primi versi della title track, che come una lunga suite apre il disco introducendone il tema ricorrente, costruito su archi e sfacciataggine. Il musicista recupera una tendenza orchestrale che unisce violini e fiati in un tappeto pop retrò, mentre come un profeta dell’Apocalisse torna a cantare della condizione umana: “And in thе next universal dawn / Won't have to do thе corpse dance”. Dopo gli oltre nove minuti della prima canzone di “Mahashmashana”, la struttura del suono acquisisce spessore e l’incisività della batteria diventa un tocco essenziale in “She cleans up”.

Le otto canzoni del disco, per cinquanta minuti di musica, si costruiscono su tonalità di ampio respiro, che vedono Father John Misty e il co-produttore Drew Erickson giocare e sperimentate su diverse sensazioni sonore. Dal jazz autobiografico di “Josh Tillman And The Accidental Dose”, alla delicatezza di “Mental health”, in cui l’artista dichiara “Coffee and a cigarette / Found no better means of revolt yet”, fino all’insinuarsi dei synth in “Screamland”, ogni ascoltatore è portato a fare i conti con il proprio destino, guidato verso l’accettazione da un sound in continua trasformazione.

Alcuni fan hanno già eletto “Mahashmashana” come uno dei migliori lavori di Father John Misty, che come un cronista delle oscure sfumature della vita, snocciola pensieri con sfrontatezza sul cambiamento del mondo e sull'inconsistenza dell'indifferenza. Le conclusive "I Guess Time Just Makes Fools of Us All" e "Summer’s Gone" trascendono la vita, tra piacere e dolore. Lo stordimento finale è garantito, ma arriva più come presa di coscienza che confusione: "Mahashmashana" pone testi e musica in equilibrio, rivelando ancora una volta la genialità e il talento di Joshua Michael Tillman.

Tracklist

01. Mahashmashana (09:19)
02. She Cleans Up (04:26)
03. Josh Tillman and the Accidental Dose (05:12)
04. Mental Health (06:28)
05. Screamland (06:51)
06. Being You (05:13)
07. I Guess Time Just Makes Fools of Us All (08:35)
08. Summer's Gone (04:17)

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