«THE FREAK SHOW - Naska» la recensione di Rockol

Naska: il suo punk-rock melodico (forse) va preso sul serio

Il suo terzo lavoro ha personalità e anche momenti più profondi, non solo di festa.

Recensione del 17 ott 2024 a cura di Claudio Cabona

Voto 7/10

La recensione

Nel 2022, quando pubblicò “Rebel”, e ancora di più quando fece uscire “La mia stanza” l’anno successivo, Naska venne troppo semplicisticamente ed erroneamente catalogato come il risultato in salsa italiana del revival punk-rock di questi ultimi anni, un ritorno al futuro che ha riportato nuovamente alla ribalta band come i Blink 182 o i Sum 41. Ma Diego Caterbetti, questo il suo vero nome, classe 1997, pur dovendo certamente molto a quel ritorno di fiamma, in realtà ha saputo dimostrare di essere di più di un banale “nuovo prodotto di mercato”, come lo hanno descritto gli ottusi puristi del punk, ma di saper interpretare al meglio le esigenze di una parte di pubblico, per lo più di nuova generazione, che vuole rivedersi in qualche cosa di diverso dai generi dominanti come il pop o il rap. Ha creato un suo mondo, un immaginario, un linguaggio da anti-idolo e, soprattutto in questa terza fatica intitolata “The freak show”, ha anche giocato con il suono, smentendo chi lo aveva snobbato o sottovalutato.

Nella nostra intervista giura di essere cresciuto, ma non maturato, e invita a non prendere troppo sul serio il suo punk rock melodico. Eppure, bisogna iniziare a farlo, non solo perché quello che produce musicalmente ha un suo perché, ma anche perché, scusate il gioco di parole, calamita un pubblico sempre più in crescita, come dimostra la sua prima data al Forum di Milano. I motivi di questi riflettori accesi e conquistati sono diversi: Naska sul palco è credibile, trasmette energia, punta su valori diversi dalla narrazione pop/trap e le sue canzoni attraversano più stati d’animo, da quelli più festaioli a quelli più intimi.

“The freak show” racconta party estremi e vita al massimo, “E mi diverto” e “Scappati di casa”, sperimenta con l’elettronica, “Berlino”, riflette sui rimpianti, “Non me lo merito”, esorcizza drammi, ferite personali e mette al centro la salute mentale, “Piccolo” e “Pagliaccio”, il tutto "rifiutando le maschere dietro le quali troppo spesso si rischia di nascondersi", ha raccontato. Oggi Naska, per le nuove generazioni che certe stagioni come quella del punk melodico anni 2000 non l’hanno vissuta, rappresenta comunque “un’alternativa”. Bisogna tenere conto, senza facili snobismi, a chi si rivolge la sua musica: parla ai suoi coetanei, non a chi è cresciuto con i Clash o i Black Flag. In un mercato saturo, spesso omologato e accartocciato su se stesso, vedere un ragazzo che, da indipendente, prova a raccontarsi, a suo modo, con impegno e con una visione, non può che rappresentare una boccata d’ossigeno.

Tracklist

01. E Mi Diverto (02:46)
02. Scappati Di Casa (62015) (03:40)
03. Berlino (03:13)
04. Non Me Lo Merito (03:21)
05. La Mamma Di **** (03:02)
06. Baby Don't Cry (03:04)
07. Piccolo (03:03)
08. Corona Di Spine (02:37)
09. Horror 2 (03:31)
10. Pagliaccio (02:39)
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