«TO ALL TRAINS - Shellac» la recensione di Rockol

Il fragore degli Shellac di Steve Albini, per un'ultima volta

A maggio è venuto a mancare lo storico musicista e produttore, dieci giorni prima l’uscita del disco

Recensione del 09 lug 2024 a cura di Elena Palmieri

Voto 8/10

La recensione

Lo scorso 7 maggio è venuto a mancare Steve Albini, noto soprattutto come cantante e chitarrista degli Shellac, oltre che per aver lavorato come produttore di grandi artisti, tra tutti i Nirvana, di cui produsse "In utero". La notizia della scomparsa dello storico musicista e genio dello studio di registrazione è arrivata all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, una decina di giorni prima dell’uscita di un nuovo album di inediti in studio della sua band.

"To all trains” è il titolo del disco, primo lavoro degli Shellac in un decennio. Nonostante sia difficile non tener conto delle tragiche circostanze che ne hanno preceduto la pubblicazione, e pur chiudendo l’avventura del gruppo e della sua mente creativa, l’album non è da inquadrare dietro l’ombra della morte. Anzi, "To all trains” è più un esempio di vita e di come Steve Albini e gli Shellac si siano sempre dedicati a una visione alternativa di fare musica rispetto a quella predominante sul mercato, spingendo su un rock underground senza orpelli e sovrastrutture plastiche a favore di uno spirito analogico.

Il nuovo album prosegue naturalmente sulla strada percorsa da Steve Albini, Todd Trainer e Bob Weston negli ultimi trent’anni, senza finire preda di tendenze e tecniche di produzione moderne. "To all trains”, di dieci brani per poco più di 28 minuti, è però il disco più breve degli Shellac, per questo anche più immediato, dove il minimalismo è verità. Come nei suoi precedenti lavori, la band non perde mai la propria precisione musicale, che permette all’impulsività e alla tensione di emergere senza perdere il filo. Nel suo essere una notevole dimostrazione di coerenza e impegno verso una certa attitudine, "To all trains” si apre nel modo più noise rock possibile, con "WSOD" che mette insieme elementi distintivi del gruppo e invettiva. Il riff di chitarra iniziale è incisivo e fantasioso, che si ripete con insistenza mentre il basso di Bob Weston e la batteria di Todd Trainer entrano in azione per dare slancio.

"To all trains” non manca di rispettare la criticità, l’umorismo tagliente e la narrazione concisa dei testi degli Shellac. “Mailman / Sing us a song / You carry a tune in that bag?”: il secondo brano del disco, "Girl from Outside", mantiene fragore e sarcasmo, con il sarcasmo di Albini e Weston che parlano di spaccare il culo e darsi il cinque a vicenda. Registrato in diversi periodi tra il 2017 e il 2022, l’album conserva ecletticità e istintività, proseguendo con il minimalismo di “Tattoos” e una traccia come la cupa ballad "Wednesday” dove le percussioni fanno sobbalzare il cuore. "Days Are Dogs" è la più breve canzone dell’album, ma anche una delle più acute e brillanti: “Because these days are all dogs, distracted by their assholes”, recita uno dei primi versi della canzone, marcata dalla batteria nervosa e la voce fulminea.

“How I wrote how I wrote elastic man (cock & bull)"e “Scabby the rat” non sembrano voler dare credito all’idea di "To all trains” come epitaffio, ma già nel titolo è implicita l’idea di raggiungere una destinazione finale. Con l’ultima traccia, “I don’t fear hell" si raggiunge una conclusione inconsapevolmente perfetta che, su cambi di ritmi e riflessioni sulla mortalità (“Something something and when this is over / I'll leap in my grave like the arms of a lover and go”), chiude senza cupa tristezza l’avventura di una delle più mitiche e inattaccabili di sempre.

Tracklist

01. WSOD (02:24)
02. Girl From Outside (02:45)
03. Chick New Wave (02:22)
04. Tattoos (03:08)
05. Wednesday (03:17)
06. Scrappers (02:20)
07. Days Are Dogs (01:41)
08. How I Wrote How I Wrote Elastic Man (cock & bull) (04:08)
09. Scabby the Rat (01:46)
10. I Don't Fear Hell (04:17)
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