«ALL THAT WAS EAST IS WEST OF ME NOW - Glen Hansard» la recensione di Rockol

L'evoluzione di Glen Hansard

"All that was east is west of me now": il cantautore torna alle origini rock dei Frames, o quasi.

Recensione del 19 ott 2023 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7.5/10

La recensione

È difficile non volere bene a Glen Hansard: chi ci ha avuto a che fare, conosce la sua generosità umana e musicale, la sua intensità. Lo dico subito, a mo' di disclaimer: alcune delle cose più belle che mi è capitato di fare in questo mestiere hanno a che fare con lui, da quella magica performance nel cortile del Conservatorio di Milano (luci, suono, canzoni: tutto perfetto senza sforzo) ad una pazzesca cover dei Pearl Jam in un camerino milanese, ad un più recente pomeriggio altrettanto surreale nelle Langhe, prima del suo concerto con Eddie Vedder. Una dose di magia che si ripete spesso in Italia, se leggete le cronache delle sue estati e delle sue amicizie a Lucca.

Così, ogni volta che esce un disco nuovo, devo fare la tara con il mio affetto per l'artista e per la sua musica. Ma "your own taste is not the issue", come diceva un famoso discografico. Così, la domanda più generale da farsi ascoltando "All that was east is west of me now": chi è Glen Hansard, oggi?

I suoi album non sempre riescono a ricreare quella magia che succede dal vivo, va detto. E anche l'evoluzione recente non è chiarissima: oltre a questo solista ha riformato gli Swell Season, ovvero il duo con Marketa Irglova che gli valse l'Oscar per la migliore canzone originale 15 anni fa; d'estate rispolvera spesso i Frames, la rock band con cui ha passato gli anni '90 e i primi anni Zero, prima della fama. E torna con un album, che è parecchio diverso da "This Wild willing" e, in parte, dagli altri che lo hanno preceduto. Per dirla con Bob Dylan (e con Walt Whitman), Glen Hansard contiene moltitudini. 

Quello di "All that was east is west of me now" è, in parte, un ritorno al rock elettrico e teso dei Frames, presente in diversi brani dell'album. Era un po' che Hansard non frequentava questi suoni: bisogna tornare come minimo allo stupendo EP dedicato a Jason Molina ("It Was Triumph We Once Proposed..."). E bisogna dire che gli riesce ancora benissimo: "The Feast Of St. John" (con il violino di Warren Ellis), "Down On Our Knees", "Bearing Witness" e "Short Life" sono una più bella dell'altra. Sono le prime due e le ultime due (a parte un "short reprise") e incorniciano un lavoro notevole.
Aiuta la presenza di Rob Bochnik, chitarrista dei Frames - ma alla fine la band viveva sulla voce e sul carisma di Hansard. Negli altri brani, Hansard torna ad un cantautorato più classico e vanmorrisoniano: business as usual, ma è un bel business.

In generale, "All That Was East Is West of Me Now" sembra un disco più pensato e un po' meno improvvisato dei predecessori: quello che perde in spontaneità rispetto a "This Wild willing" (nato quasi per caso dopo una serie di incontri parigini) lo guadagna in un suono più secco, diretto.
Un disco perfetto per i concerti: sarà in Italia il 12 novembre a Milano, e sarà di nuovo magia...

Tracklist

01. The Feast Of St. John (04:14)
02. Down On Our Knees (06:29)
03. There's No Mountain (04:09)
04. Sure As The Rain (05:50)
05. Between Us There Is Music (06:03)
06. Ghost (04:24)
07. Bearing Witness (04:29)
08. Short Life (05:41)
09. Reprise (00:58)
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