«THE GEOMETRID - Looper» la recensione di Rockol

Looper - THE GEOMETRID - la recensione

Recensione del 07 lug 2000

La recensione

Per seguire Looper Stuart Davis ha lasciato definitivamente uno dei gruppi più importanti del nuovo folk/pop inglese, i Belle & Sebastian. Insomma, ci deve tenere tantissimo a questo suo progetto, nato così, per caso, da un desiderio di ampliare il suo interesse per i beats, per i ritmi simil hip hop e per la programmazione di suoni e la manipolazione di samples, oggi diventato un vero e proprio gruppo. La differenza tra “Up the tree” (il primo album) e questo nuovo disco sta tutta qui: nella maggior evoluzione dei pezzi, garantita da una line up attraverso cui Stuart, anziché espandere i suoni con una drum machine e qualche tastiera giocattolo, riesce ad ampliarli con una struttura che sa di analogico, di organico. Il risultato è interessante, se si pensa al quasi bambinesco e ingenuo andamento dei pezzi inclusi nel primo disco. Sia ben chiaro: anche in “The geometrid” Stuart ha cercato di mantenere questo carattere un po’ giocoso, ludico, della sua musica. Come in “Up the tree” Davis e i suoi compagni dimostrano di avere una innegabile passione per quelli che sono i ritmi: ritmi che, più phat sono, meglio è. Ciò che invece si nota in questo nuovo album è un desiderio di andare oltre la programmazione e l’accatastamento dei suoni. Qui c’è voglia di scrivere canzoni, canzoni che, paradossalmente, in diversi passaggi, sembrano in linea con quella “svolta” soul, o meglio, northern soul, dell’ultimo disco di Belle & Sebastian. Quando ci riesce (fortunatamente per noi, in molti passaggi) si riesce a capire quanto, al di là dei pruriti hip hop e della mania dei computer, Stuart avesse bisogno e, soprattutto, il diritto di esprimere la sua vena compositiva. “The geometrid” ne è la prova concreta.
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