«MOSS - Maya Hawke» la recensione di Rockol

La stella di Maya Hawke continua a brillare

Esce il secondo album della star di "Stranger Things". Che qui interpreta la diva folk senza tempo.

Recensione del 07 ott 2022 a cura di Mattia Marzi

Voto 7.5/10

La recensione

Quando non è impegnata a salvare la cittadina fittizia di Hawkins insieme agli altri ragazzini protagonisti di “Stranger things”, Maya Hawke – che nella popolare serie Netflix interpreta il personaggio dell’imbranata Robin Buckley – torna a imbracciare la chitarra e a vestire i panni della diva folk. Dopo “Blush”, l’album d’esordio di due anni fa, evidentemente la figlia di Uma Thurman e di Ethan Hawke ci ha preso gusto: “L’ho scritto seduta ferma, raccogliendo ricordi e sentimenti. Fare questo disco è stato il mio tentativo di alzarmi, di scrollarmi di dosso tutto. Il primo passo per cercare davvero di guardare il muschio sotto la roccia”, dice lei di questo “Moss”.

L’album è stato in parte registrato al Lond Pond Studio, il cottage sulle rive del fiume Hudson, a New York, di proprietà di Aaron Dessner dei National, che negli anni è riuscito a farlo diventare un punto di ritrovo della scena indie americana: dai Fleet Foxes a Bon Iver, passando naturalmente per gli stessi National, in molti hanno deciso di registrare i rispettivi dischi tra quelle pareti. Roba da hipster che più hipster non si può. Taylor Swift ci ha girato nel 2020 il film-reality “Folklore: the Long Pond Studio sessions”, sulle lavorazioni di “Folklore”, uscito su Disney+. Non è un caso che Maya Hawke abbia scelto di incidere “Moss” lì: “Sono una grande fan di ‘Folklore’ e di ‘Evermore’. Quello è un posto pazzesco dove registrare musica”, ha raccontato.

Nel nuovo disco della 24enne attrice e musicista dal volto angelico, con quegli occhi azzurri e i capelli biondi, che però nel video del singolo “Thérèse” simula un’orgia con altre ragazze in un bosco (con tanto di scene di nudo esplicite), non ci sono né Aaron Dessner né Bon Iver, gli angeli custodi di Taylor Swift nel dittico di “Folklore” e “Evermore”, ma “Moss” ci insegna che in fondo non servono nomi di grido a impreziosire una manciata di canzoni. Quelle di “Moss” sono ancor più delicate e graziose di quelle di “Blush”, tra suoni caldi e avvolgenti, arrangiamenti raffinati ed eleganti, una scrittura semplice, priva di effetti speciali al di fuori della voce soffice e rassicurante di Maya Hawke.

Rispetto all’esordio di due anni fa, il suono è puro folk, senza quelle venature jazz che arricchivano pezzi come “Bringing me down”: a questo giro, d’altronde, Jesse Harris – con “Don’t know why”, interpretata da Norah Jones, vinse un Grammy nel 2003 – non c’è. I pezzi che compongono “Moss” sono stati prodotti da Benjamin Lazar Davis, star del bluegrass statunitense, già coinvolto due anni fa in parte delle lavorazioni di “Blush”. In qualche canzone c’è anche lo zampino di Christian Lee Hutson, paladino dell’indie folk losangelino che con “Beginners” nel 2020 ha conquistato la critica internazionale. La stella di Maya Hawke continua a brillare.

Tracklist

01. Backup Plan (03:17)
02. Bloomed Into Blue (03:25)
03. Hiatus (03:37)
04. Sweet Tooth (03:41)
05. Crazy Kid (feat. Will Graefe) (03:37)
06. Luna Moth (03:24)
07. South Elroy (03:13)
08. Thérèse (03:27)
09. Sticky Little Words (02:26)
10. Over (03:49)
11. Restless Moon (03:29)
12. Driver (03:35)
13. Mermaid Bar (03:36)
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