«1972 - Black Crowes» la recensione di Rockol

Il 1972, secondo i Black Crowes

La band pubblica un EP di cover: le prime nuove incisioni dopo la reunion

Recensione del 25 mag 2022 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7/10

La recensione

Dopo le celebrazioni del 1971 in musica, che ne è del 1972? “L’anno d’oro del rock” è stato glorificato (anche da noi...), sia per la quantità di uscite storiche, ma anche grazie al bel libro di David Hepworth, il cui sottotitolo ("mai un attimo di noia") venne preso alla lettera dai media, tanto da diventare pure una serie TV su Apple TV+. Ma per il 1972, mi pare, la retromania è meno accentuata. Certo, stanno uscendo molte ristampe per i 50 anni di vari album, ma un racconto organico della musica di quel periodo non è stato fatto. Non che sia stato un anno musicalmente noioso, eh: ce lo ricordano bene i Black Crowes con questo EP. Sono le  prime nuove incisioni dopo il ritorno della band dei fratelli Robinson.

Una reunion tormentata

Un passo indietro: nel febbraio 2020, arriva la reunion dei Black Crowes: Rich e Chris Robinson, dopo anni di insulti e liti a mezzo stampa, fanno la pace e si presentano al pubblico come se nulla fosse successo, o quasi. Interviste, tour programmato e tutto il meccanismo che si mette in moto. Ma si inceppa per la pandemia: la data italiana, per esempio, arriverà solo il prossimo autunno, due anni dopo l'appuntamento originale. Nel 2021 arriva una celebrazione, quella per i 30 anni di "Shake Your Money Maker” (che in realtà di anni ne aveva già 31, ma tant'è). Ora i Crowes sono tornati in studio e celebrano la musica altrui.

L'EP: un divertissement ben riuscito

È un'operazione particolare, discograficamente parlando: 6 canzoni, poco meno di 30 minuti, non un album ma un EP bello corposo. Una versione estesa degli "Originals", le cover esclusive per Amazon Music, dove l'EP è in esclusiva  per una band che non vende più come una volta, tanto vale vendere direttamente questa musica ad una piattaforma, tanto più che appunto non è un album nuovo. Arriveranno in vendita generale la prossima settimana sul sito della band, ma solo in formato fisico.

Forma a parte, c'è la sostanza: sei canzoni incise ai Sunset Sound di Los Angeles, che delineano un immaginario ben preciso, ma con qualche sorpresa.

Da un lato l'apertura con "Rocks off", ovvero i Rolling Stones di "Exile on Main St.", che da sempre sono un punto di riferimento del gruppo e anche qualcosa di più: al tempo del debutto i paragoni si sprecarono. Dall'altro i Little Feat di "Easy to slip", altro nume tutelare dei fratelli. Curioso, in questo caso, che dall'album "Sailin' shoes" non abbiano scelto "Willin'", forse la canzone più nota della band e da tempo un classico dal vivo anche dei Crowes. Sarà che "Easy to slip" è cantata da Rich e non da Chris, forse una scelta diplomatica interna...

Molto bella e rispettosa anche la versione "You Wear It Well" di Rod Stewart (da "Never a Dull Moment"), che rientra sul versante più acustico della band, così come la spettacolare cover di "Papa Was a Rolling Stone" dei Temptations gioca sul funk-rock, altra anima dei Crowes. Inedito invece il lato glam, frequentato con una bella versione di "Moonage Daydream" di Bowie che porta le chitarre di Rich Robinson su nuove strade, ma anche con "The slider" dei T-Rex.

L'operazione funziona? Sì, 30 minuti che poco aggiungono e molto confermano di quanto già sapevamo della band: anche in questa incarnazione (attorno ai fratelli Robinson ci sono tutti musicisti nuovi) i Black Crowes rimangono una delle migliori macchine di classic-rock in circolazione. Un EP che è poco più che un divertissment molto ben fatto. Non vedo l'ora che arrivino finalmente in Italia - ma queste incisioni lasciano comunque ben sperare anche per nuova musica originale.

Tracklist

01. Rocks Off (04:31)
02. The Slider (03:49)
03. You Wear It Well (04:52)
04. Easy to Slip (03:29)
05. Moonage Daydream (05:03)
06. Papa Was a Rolling Stone (05:12)
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