«MAINSTREAM SELLOUT - Machine Gun Kelly» la recensione di Rockol

Machine Gun Kelly continua a riportare il pop punk nel mainstream

Sempre guidato da Travis Barker, MKG torna con un nuovo album dai suoni frenetici ma accattivanti

Recensione del 28 mar 2022 a cura di Elena Palmieri

Voto 7/10

La recensione

Dopo quattro album con cui si è imposto all'attenzione del grande pubblico internazionale come uno dei nomi più interessanti della giovane scena rap statunitense, Machine Gun Kelly ha messo da parte la sua ispirazione di diventare il prossimo Eminem - con cui ha avuto anche dei dissidi in passato - per aprire un altro capitolo della sua carriera musicale, che continua ancora oggi con il nuovo disco “Mainstream sellout”.

Il revival pop punk di Machine Gun Kelly (con Travis Barker)

Una volta calatosi nei panni da rockstar interpretando Tommy Lee dei Mötley Crüe nel biopic “The dirt” del 2019 e sotto la guida di Travis Barker, Colson Baker - questo il nome all’anagrafe del 31enne artista - ha scelto di recuperare il suo altro amore per il pop punk. Coadiuvato dal batterista dei Blink-182, da tempo ormai impegnato a contaminare altri generi musicali con la sua attitudine punk e aperto alle influenze di altri stili collaborando con artisti più affini al suo mondo tanto quanto con le star dell’urban, MGK si è di conseguenza spinto verso un genere che negli ultimi anni ha avuto difficoltà a scalare le classifiche, venendo di gran lunga superato proprio dall’hip hop. Per il suo quinto disco, “Tickets to my downfall” del 2020, il cantante di Houston si è quindi portato verso i suoni ruffiani dai ritmi frenetici che nei primi anni Duemila portarono band come la stessa formazione di “Enema of the state” e i Sum 41 ad affermarsi sul mainstream con successi radiofonici. L’operazione revival e di rinnovamento (per lo più con suoni accattivanti elettronici come nel singolo “My ex's best friend”) del pop punk non solo si è rivelata efficace permettendo a MGK di piazzarsi per la prima volta con un album in vetta alla classifica dei dischi statunitense, ma ha anche giocato un ruolo importante per la rinascita - soprattutto negli Stati Uniti - di uno stile musicale che, dopo essere stato dominato dalla nostalgia e in cui negli ultimi tempi hanno fatto incursione altri artisti proveniente dal rap, ha trovato una nuova generazione di esponenti.

“Mainstream sellout”

Mentre nomi come Mod Sun, Kennyhoopla e Willow (la figlia di Will Smith) sono diventati dei riferimenti per la Generazione Z, che su TikTok si è ritrovata a usare canzoni di Green Day o All Time Low, Avri Lavigne ha messo a segno il suo ritorno discografico recuperando l’attitudine e le sonorità delle origini e i più nostalgici non aspettavano altro che un festival come “When we were young”. Dal canto suo, Machine Gun Kelly si è deciso a rimanere dentro le atmosfere che tutto sommato hanno caratterizzato la nuova fase della sua carriera. Proseguendo sulla stessa strada intrapresa ormai due anni fa e sempre con l’aiuto di Barker, Colson Baker è quindi tornato con un’altra prova sulla lunga distanza di canzoni pop punk, “Mainstream sellout”. E se in modo scaramantico e sbruffone il precedente album usciva come “un biglietto per la rovina” di MGK, i cui brani ora vengono usati sui social accanto all’hashtag #poppunk dopo aver raggiunto la vetta della Billboard 200, il nuovo disco vede l’artista continuare nell’intento di riportare il genere nel mainstream.

Inizialmente intitolato “Born with horns” e poi ribattezzato “Mainstream sellout”, il sesto album in studio di Machine Gun Kelly suona fin da subito come l’ideale successore di “Tickets to my downfall”. Ma con un po’ di spavalderia in più: “Your teachers are full of shit / You don't need to go to school / Life’s gonna kick your ass anyways”, canta MGK in un passaggio della undicesima traccia del suo nuovo disco, costruita sulla frenesia di spediti colpi di batterie e incisivi riff di chitarra. Con “WW4”, brano “sequel” di “WWIII” dal precedente lavoro discografico, Colson Baker spunta in faccia all’ascoltatore la sua condizione, per cui è costantemente sotto i riflettori, e risponde alle critiche con lo stesso atteggiamento ribelle e la stessa voce carica di rabbia con cui racconta i suoi tormenti nelle altre canzoni di “Mainstream sellout”.

Tra i tormenti e gli ospiti di MGK

Aggressività arrogante, sfrontatezza, ribellione, angoscia e malinconia sono gli elementi che, presenti già nei singoli offerti come anticipazioni del nuovo disco e sostenuti da suoni urgenti e fragorosi, danno origine agli stati d’animo e stabiliscono i toni con cui Machine Gun Kelly ha deciso di tirar fuori i propri demoni per raccontare aspetti delicati della sua vita privata o confrontarsi con la percezione che il pubblico ha di lui.

Dopo l’apertura affidata ai netti colpi di batteria spezzati da tocchi metallici e alle confessioni (“Now I'm six feet deep, I guess my life wasn't perfect”) della prima traccia “Born with horns”, che detta subito il piglio dell’album, MGK si lascia andare in “God save me” per affrontare la scomparsa di suo padre, i suoi tentativi di suicidio e il suo “squilibrio mentale” causato dall’esposizione mediatica (“Now, smile for the camera / Breakups are entertaining / My mental imbalance / Mixed with the drugs create me”). Mentre con i Bring Me The Horizon in “Maybe” si entra dentro una serie di malumori, insieme a Lil Wayne Colson Baker colora “Drug dealer” di suoni attraenti per un atteggiamento più leggero e si riporta verso i confini dell’urban con la seducente e delicata “Ay!”.

Gli altri ospiti di “Mainstream sellout” sono Blackbear su “Make up sex”, Iann Dior su “Fake love don’t last”, e Gunna insieme a Young Thug con Landon Barker su "Die in California”. Tra le collaborazioni del disco spicca il singolo "Emo girl" con l’icona della nuova generazione Willow: un brano che diventa un po’ il manifesto del revival pop punk su cui si sono lanciati tanto Machine Gun Kelly quanto la 21enne figlia di Will Smith con il suo ultimo lavoro “Lately I feel everything”.

Tra i punti di forza del nuovo album di MGK ci sono i momenti in cui il cantante non si trattiene. Un esempio sono "Sid & Nancy" e la conclusiva ballad che esplode sul finale, “Twin flame”, in cui si ritrovano l’onestà e la vulnerabilità che avevano giovato a “Ticket to my downfall”. Elementi, questi, di cui però si sente spesso la mancanza in “Mainstream sellout”, a favore di maggiore spavalderia e consapevolezza. Per questo il nuovo disco non trasmette la freschezza e l’autenticità del precedente lavoro, correndo il rischio di non salvare completamente Machine Gun Kelly dallo status di poser che i detrattori gli hanno affibbiato.

Tracklist

01. born with horns (02:27)
02. god save me (03:00)
03. maybe (feat. Bring Me The Horizon) (02:50)
04. drug dealer (feat. Lil Wayne) (02:52)
05. wall of fame - interlude (00:32)
06. mainstream sellout (01:47)
07. make up sex (feat. blackbear) (02:02)
08. emo girl (feat. WILLOW) (02:39)
09. 5150 (02:54)
10. papercuts - album edit (03:01)
11. WW4 (01:12)
12. ay! (feat. Lil Wayne) (02:04)
13. fake love don't last (feat. iann dior) (02:23)
14. die in california (feat. Gunna, Young Thug & Landon Barker) (03:27)
15. sid & nancy (03:09)
16. twin flame (03:59)

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