«DON'T GIVE ME NAMES - Guano Apes» la recensione di Rockol

Guano Apes - DON'T GIVE ME NAMES - la recensione

Recensione del 14 giu 2000

La recensione

Le premesse non erano fra le migliori. L'album precedente dei Guano Apes, "Proud like a God", non era esattamente un prodigio di inventiva, e per il singolo battistrada del nuovo disco, la band ha avuto la pessima idea di riesumare in vesti rock "Big in Japan", hit anni 80 delle meteore Alphaville, la cui unica caratteristica divertente era la faccia butterata del tizio che cantava (un parere opinabilissimo, sia chiaro). Invece, "Don't give me names" mostra qualche dote in più rispetto al predecessore; se non altro, il gruppo si sforza di dare una veste un po' più varia alle canzoni, evitando la trappola della durezza a tutti i costi. A testimoniare questa voglia di ampliare gli orizzonti, ci sono in coda anche un paio di brani unplugged, "Living in a lie" e "Anne Claire", presenti sul disco anche in versioni elettriche. Il punto focale resta la voce di Sandra Nasic, che funziona bene tanto nei momenti più tesi quanto in quelli più delicati (ascoltare la strofa di "Too close to leave" o "Anne Claire" ad esempio), più numerosi rispetto al passato. Il problema maggiore è che i Guano Apes insistono su toni da lirismo epico, supportati in genere da riff magari anche potenti, ma ben poco originali (un esempio per tutti, "Ain't got time"). Quando azzeccano la frase giusta, come è successo con "Open your eyes", ci può anche scappare il successo, in caso contrario c'è di che sbadigliare, nonostante il dispendio di energia. Comunque sia, c'è un pubblico piuttosto largo che apprezza questo genere di cose, new metal ripulito o giù di lì, e i Guano Apes potrebbero anche riuscire a ripetere il colpaccio di vendite messo a segno con il loro album d'esordio. Per i fans di stretta osservanza, c'è anche una traccia CD-Rom, con foto video, link e quant'altro. Onestamente, c'è in giro di meglio.
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