Afterhours, nuovo disco e nuova vita: 'Oggi siamo più leggeri e più sinceri'

Afterhours, nuovo disco e nuova vita: 'Oggi siamo più leggeri e più sinceri'
Basta sostituire un articolo a una preposizione e cambia il senso di una frase, di un titolo, di un racconto, di un disco. “I milanesi ammazzano al sabato”, celebre romanzo noir fine anni Sessanta dello scrittore italo-ucraino Giorgio Scerbanenco, è diventato “I milanesi ammazzano il sabato” nel nuovo album degli Afterhours che esce venerdì 2 maggio per Universal. “Così il titolo acquista anche un doppio senso, quello dell’ammazzare il tempo” spiegano a Rockol Manuel Agnelli e Giorgio Prette, colonne storiche del sestetto milanese. “E’ un po’ tutta la chiave di lettura di un disco che affronta i temi della quotidianità. Che parla di casa e di famiglia viste in maniera sincera e dunque anche nei loro risvolti oscuri. Ma il noir come lo intende Scerbanenco qui non c’entra”. E allora quella copertina, con una tavola ordinatamente imbandita con coltellacci e mannaie? “Abbiamo voluto metterci un po’ di ironia, nel rappresentare una normalità familiare che a volte può spingersi agli estremi: ed ecco perché parliamo, nel sottotitolo, di 14 ricette di quotidiana macabra felicità. E’ un album un po’ favolistico, questo, perché le favole ti permettono spesso di spiegare nel modo migliore la realtà delle cose. Io – spiega Manuel – lo faccio regolarmente con mia figlia che ha due anni e mezzo: mi è sembrato un modo meno arido di affrontare temi personali e privati, lasciando una porta aperta a chi si mette ad ascoltare il disco ed evitando l’onanismo di chi se la racconta soltanto a se stesso. Del romanzo abbiamo conservato l’ambientazione milanese, perché Milano è la nostra città. Ci abbiamo aggiunto Berlino, che per tutti noi è un luogo speciale, un posto importante della memoria. ‘Riprendere Berlino’ ha per tema la riconquista delle cose che si sono perse, il recupero di quella sincerità assoluta che ti porta a volte a mettere in disparte l’etica e la morale. E’ una canzone sul coraggio di non voler essere eroi ad ogni costo, sulla leggerezza di spirito che è una cifra interpretativa del disco e che mancava in dischi più ‘pesanti’ come erano stati gli ultimi due. Per questo anche la canzone ha un tono molto leggero e vintage, con una melodia che assomiglia a quella di ‘Bianco Natale’…”.
A sentirli parlare di queste cose viene in mente l’ultimo, travagliato periodo della storia degli Afterhours: il divorzio da Mescal, i due dvd usciti per la EMI, ora un album pubblicato da Universal…. Spiega Prette: “E’ stato meno complicato di quanto possa sembrare, e tutto quello che è successo ha una sua logica. Il rapporto con la EMI era nato indirettamente dalla cessione del catalogo della Mescal e per noi è stata anche l’occasione di fare conoscenza con un mondo discografico che ci era praticamente sconosciuto. I divorzi fanno parte del normale ciclo vitale, si arriva alla fine di un percorso e se ne incomincia un altro. E’ un modo di recuperare entusiasmo e nuovi stimoli, anche se non si tratta mai di periodi facili o divertenti”. “Noi però l’abbiamo vissuto abbastanza serenamente”, aggiunge Manuel, “perché già più di dieci anni fa avevamo affrontato una situazione molto simile. Se ce la siamo cavata all’epoca, ci siamo detti, perché non dovremmo riuscirci oggi che siamo quarantenni e abbiamo molta più esperienza? Ci confortava la base solida che ci siamo costruiti con i concerti. Male che vada, abbiamo pensato, avremo sempre quello su cui fare affidamento per il futuro. Con i nuovi partner – Universal, Casasonica per il management e Indipendente per i concerti – abbiamo condiviso programmi e progetti, con la garanzia della massima libertà artistica e autonomia creativa. Con Casasonica, per esempio, siamo partiti dal presupposto che per promuovere il disco non esistono solo i media ufficiali, le radio e le tv, ma anche MySpace, il passaparola, i ‘secret shows’. Per noi ‘I milanesi uccidono il sabato’ è un album con 14 singoli e altrettanti videoclip. Non devono passare tutti per forza per Mtv, ci sono anche il Web, le performance, gli spettacoli dal vivo. Anche il marketing e la promozione possono tornare a essere divertenti”. Agnelli lo definisce un album schizofrenico (“come tutti i miei dischi preferiti, il primo dei Velvet Underground e il ‘White album’ dei Beatles, dove convivevano ‘Helter skelter’ e ‘Ob-la-di ob-la-da’) e sperimentale, “soprattutto in titoli come ‘Solo febbre’ o ‘Tarantella all’inazione’. Il che non vuol dire che sia un disco improvvisato: i maggiori sperimentatori del mondo musicale sono dei teorici che si attengono allo spartito. Gli Afterhours l’improvvisazione l’hanno sempre usata al servizio della canzone. Ma stavolta abbiamo inserito più pezzi privi della classica struttura consequenziale”. Si sono fatti aiutare da un folto gruppo di ospiti: “C’è Cesare Malfatti, coautore di tre pezzi che erano nel cassetto da un po’ di tempo. C’è il nostro grande amico Greg Dulli che suona una parte di chitarra nella title track. E poi Stef Camil Carlens ex dEUS e fondatore degli Zita Swoon, che ha arrangiato e inciso tutti i cori del disco, Hugo Race e Brian Ritchie dei Violent Femmes, che ha suonato il contrabbasso acustico su due brani. John Parish ha prodotto quattro canzoni nonostante fosse impegnato in studio con PJ Harvey per l’album di prossima uscita che hanno inciso insieme. E’ una persona che sa mettere ordine nelle cose, un produttore che non impone la sua visione delle cose e che non aggiunge del suo: semmai ti toglie il superfluo. Verrà anche a suonare con noi dal vivo”. Magari in qualche data del tour che parte il 2 maggio da Bologna e prosegue per Rimini, Roma, Napoli, Bitritto (BA), Firenze e Pordenone con chiusura il 23 maggio al Palasharp di Milano e anteprima al solito concertone romano del 1° maggio. “Ne abbiamo fatti tanti”, riflette Prette, “ma solo l’anno scorso, per la prima volta, ci siamo veramente divertiti riuscendo ad essere efficaci in una situazione che è oggettivamente tutt’altro che facile: poco tempo a disposizione, complicazioni tecniche, necessità di adattarsi alla situazione che si trova. Abbiamo imparato di nuovo a farlo, non a caso, dopo i due viaggi americani: lì ci siamo riabituati a funzionare in qualunque situazione”. “Quando si pensa al concerto del 1° maggio”, interviene Agnelli, “di solito la musica è l’ultima cosa che si prende in considerazione. E invece questa è anche una grande manifestazione musicale, e sarebbe bello che non facesse la fine del festival di Sanremo diventando un contenitore vuoto e privo di qualità. Sottovalutare la musica, al concerto del 1° maggio, significa togliergli la potenza che ha acquisito come evento mediatico. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, aspettatevi un paio di sorprese”.
Dall'archivio di Rockol - Rockol Awards 2017: l'esibizione degli Afterhours Premio Migliore Live Italiano
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