Rockol Awards 2021 - Vota!

‘Led Zeppelin IV’, quanto pesa diventare leggenda

Tra i tanti capolavori usciti nel 1971 ce n’è uno che ha ridefinito per sempre i canoni del rock, diventando - anche, in parte, suo malgrado - un simbolo
‘Led Zeppelin IV’, quanto pesa diventare leggenda

Vuole la vulgata comunemente accettata che il quarto disco dei Led Zeppelin abbia, nel proprio DNA, l’insofferenza e l’incazzatura del gruppo nei confronti della miopia della stampa musicale, che aveva accolto tiepidamente l’album precedente. I fatti - al netto delle interpretazioni e delle dietrologie - raccontano di un altro topos particolarmente caro alla storia del rock, che ancora oggi riempie la bocca di tanti artisti - più spesso, dei sedicenti tali: la leggendaria uscita dalla comfort zone. In un senso affatto metaforico, nel caso specifico, anche se la mossa - per la verità - per il gruppo non era una novità: già per “Led Zeppelin III” il gruppo si rifugiò prima a Bron-Yr-Aur - cottage in Galles dove il giovane Robert Plant era solito trascorrere le vacanze in famiglia - a scrivere, e a Headley Grange, complesso rurale nell’Hampshire, a registrare.

Più che altro, il mito (o il luogo comune) dei Led Zeppelin - e, di riflesso del rock - oggi più frequentato (e abusato) nacque proprio in quegli anni: le suite d’albergo devastate, gli aerei privati, gli eccessi, la fama e tutto il resto sono figli di quel periodo. Loro, per esorcizzarlo - o almeno provarci -, sentirono il bisogno di distaccarsene per qualche mese, e così fecero. E funzionò.

Tre quarti del gruppo non aveva nemmeno 25 anni quando lo studio mobile "prestato" a Page e soci dai Rolling Stones si fermò davanti alla tenuta di Headley Grange, con al seguito Ian "Stu" Stewart - cofondatore degli stessi Stones che fu fatto fuori dalla band di “Satisfaction” per puri motivi di marketing - e una ristretta crew di tecnici. Quel posto “noioso, freddo e umido” - così come lo ricorda Jones - sarebbe stato la cornice delle session di uno dei più grandi dischi rock di sempre, i cui lavori in sala di ripresa vennero inaugurati poco tempo prima agli studi della Island, a Londra. Ma l’atmosfera asettica dei laboratori cittadini non faceva gioco a un gruppo che si trovava a un passo dall’immortalità. Si prenda, per esempio, il suono della batteria in “When The Levee Breaks”, rielaborazione dell'omonimo classico country blues del ‘29 scritto da Kansas Joe McCoy e Memphis Minnie: a fare decollare la canzone fu proprio il riverbero naturale ottenuto in una delle sale della tenuta, impossibile da ottenere in un contesto convenzionale. “Abbiamo provato a registrarla in studio ma suonava piatta”, ricorda Page: “Ma una volta ottenuto il suono della batteria a Headley Grange, boom! Ha fatto subito la differenza”.

L’aneddotica sulle session di “Led Zeppelin IV” è praticamente sterminata, ma - folklore a parte - la vera impresa compiuta da Plant, Page, Jones e Bonham fu quella di azzeccare le proporzioni nella miscela degli ingredienti già utilizzati nei dischi precedenti, dalle ruvidezze del blues “tradotte” in monolitici riff di chitarra alle raffinatezze folk, passando per il rock’n’roll delle origini riveduto e corretto. Si prendano gli unici due cameo presenti nel disco, quello della già Fairport Convention Sandy Denny (uscita dalla band per la prima volta nel '69) in "The Battle Of Evermore" e di Stewart in “Rock’n’Roll”: agli Zeppelin serviva un filo diretto - e preciso - con universi che avevano sempre frequentato ma che non erano mai riusciti a far dialogare completamente. La missione si è rivelata del tutto compiuta nel momento in cui sono stati scelti gli ambasciatori giusti: l’armonia con la quale convivono l’irruenza rock di "Rock And Roll" - o "Black Dog" - e la profonda (e maestosa) levità di "Going To California" sarebbe stata impossibile da sintetizzare in vitro. E’ figlia, a conti fatti, di un percorso lungo, tortuoso, faticoso e - a tratti - doloroso. Non stupisce che sia così. A stupire, semmai, è il fatto che gli Zeppelin ne siano venuti a capo in appena quattro anni.

Poi c’è “Stairway to Heaven”, che - a conti fatti - è la canzone simbolo del disco, nel bene e nel male, e che come tutte le canzoni simbolo di album o epoche negli anni ne ha pagato lo scotto, soprattutto nel male. Ascoltarla oggi facendo tabula rasa di tutto quello che si è scritto e sentito al riguardo negli anni è uno sforzo improbo ma necessario, per apprezzarne l’eccezionalità e l’unicità. E non solo: coglierne la maestria nella scrittura e nell’esecuzione e l’ispirazione che ne sta alla base è indispensabile per strappare il brano - e tutto il disco - al disgraziato destino di icona intoccabile (se non, peggio, a frusto simbolo dei bei tempi che furono) e restituirlo allo status che merita da sempre: quello di capolavoro senza tempo, al di fuori di ogni retorica.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.