Dave Grohl e la copertina di "Nevermind": "Quel ragazzo se l'è tatuata. Io no".
Poche parole, ma molto efficaci: "Quel ragazzo si è fatto un tatuaggio con la copertina di 'Nevermind'. Io no". Così Dave Grohl, oggi leader dei Foo Fighters ma un tempo batterista dei Nirvana, ha commentato la vicenda legata alla causa sulla copertina del secondo album in studio della band di Kurt Cobain, uscito nel '91. La storia è nota, ormai: Spencer Elden, il ragazzino che nel '91 venne immortalato dal fotografo Kirk Weddle mentre fluttuava nell'acqua di una piscina cercando di agguantare una banconota da un dollaro, immagine che sarebbe passata alla storia del rock come la copertina di per quella che sarebbe diventata la copertina del secondo disco dei Nirvana, dopo trent'anni ha deciso di chiedere alla band 150 mila dollari a titolo di risarcimento per i danni che avrebbe patito dopo essere stato, dice lui, "sfruttato come soggetto" in un prodotto "pedopornografico".
In una recente intervista Grohl si era detto ottimista sulla risoluzione della vicenda (e aveva lasciato intuire pure di essere disposto a modificare la copertina per le successive ristampe, come chiesto da Elden). Ora l'ex batterista dei Nirvana torna a parlare della vicenda sulle colonne del "New York". E lo fa con tono più polemico:
Senti, quel ragazzo s'è tatuato la copertina di 'Nevermind'. Io non l'ho fatto.
È stata invece respinta negli Usa un'altra causa contro i Nirvana: quella intentata lo scorso aprile da una nipote dell'illustratore Charles Wilfrid Scott-Giles, autore dei disegni di un'edizione britannica della "Divina Commedia" di Dante pubblicata nel 1949. La donna aveva citato in giudizio la Nirvana LLC, società che gestisce gli interessi commerciali dell’ormai disciolta band un tempo guidata da Kurt Cobain, la Live Nation Merchandise LLC (divisione del colosso del live promoting dedicata alla produzione e alla commercializzazione di merchandise), la Merch Traffic LLC e la Silva Artist Management LLC, accusandole di aver utilizzato indebitamente e per scopi commerciali una delle opere del proprio familiare, oggi scomparso. Il tribunale della California ha preferito archiviare la pratica negli States, rimandando ai giudici britannici ogni decisione sull'argomento.