Covers story: “I will survive” dei Cake

La storia di una canzone e delle sue versioni
Covers story: “I will survive” dei Cake

I Will Survive
Cake (1996)
Originale: Gloria Gaynor (1978) 


Gloria Gaynor, poco incline al cambio di direzione radicale che le nuove tendenze della musica da ballo avevano imposto, nel 1978 decise di restare fedele al metodo che le aveva portato fortuna con "Never Can Say Goodbye" e "Reach Out I’ll Be There", incidendo una cover in chiave disco di un altro vecchio brano soul, "Substitute" dei Righteous Brothers. In quegli anni, però, l’autorevolezza della disco music stava tramontando e con essa tutte quelle star incapaci di trovare il coraggio per rinnovarsi.
"Substitute" fu un discreto fiasco arrivato a toccare come posizione migliore la #107 della classifica.


Il solito miracolo, come spesso accade ad opera di un disc-jockey, fece balzare il disco al numero 1 quando alla casa discografica giunse la voce che nei club avevano scoperto la canzone del lato B, "I Will Survive", e si erano affrettati a ristampare il singolo con le facciate invertite. 
Alla fine dell’anno entrò in Top100 e a marzo del 1979 raggiunse il numero 1. La canzone scritta da Freddie Perren e Dino Fekaris, per altro, servì ad aggiustare il tiro nella produzione di musica da ballo di quei tempi poiché aveva canoni diversissimi da quelli di tutte le uscite contemporanee, troppo piene di sovraincisioni, modifiche del pitch e di trucchetti che le rendessero più ballabili.

Gloria Gaynor

 "I Will Survive" era nata come riempitivo coatto per la B-side e, per questo, nessuno si curò di sottoporla ai processi delle produzioni standard del tempo. Il suono pulito, la voce senza ritocchi e senza coristi a sorreggere Gaynor, che appariva per la prima volta brillante e nitida, crearono involontariamente un suono del quale avrebbero tenuto conto molte delle produzioni dance degli anni a venire. 
Assurta a ruolo di classico senza tempo, anche a causa dell’influenza della comunità LGBT che l’ha eletta a simbolo fin dai primi anni ’80, la canzone di Perren e Fekaris ha ottenuto nel corso degli anni molte nuove interpretazioni ma quasi tutte passate inosservate ad eccezione di quella del 1996 ad opera dei Cake che, pur non avendola riportata nella Top 10, hanno avuto la personale soddisfazione di oscurare perfino la versione di Diana Ross, uscita nello spesso periodo. 

Cake

I Cake avevano ricevuto un discreto riscontro commerciale nell’ambito del rock indipendente con l’album "Motorcade of Generosity" e così, all’uscita del successivo "Fashion Nugget", si trovarono a dover gestire un inaspettato successo da Top 10; e se il merito iniziale è da attribuire al singolo "The Distance", all’uscita dell’album il pubblico dimostrò di apprezzare moltissimo la cover di "I Will Survive" che la band aveva incluso in scaletta in una versione tanto bizzarra quanto efficace. Inaspettatamente la canzone iniziò a girare nelle radio americane e in poco tempo si diffuse anche in Europa. La band si convinse a pubblicarla anche come singolo e, senza raggiungere la Top 10, ebbe un inarrestabile crescendo di consensi, diventando uno dei loro marchi di fabbrica.


Rispetto all’originale, la versione dei Cake è completamente stravolta, delineata da un arrangiamento alt-rock caratterizzato dal suono ovattato della chitarra acustica, da una formidabile linea di basso funk e dall’assolo di tromba, volutamente lasciato sul disco con qualche imprecisione esecutiva che lo rende buffo e geniale.

Oltre all’arrangiamento, il testo venne leggermente modificato (poco o niente, uno "stupid lock" che diventa "fucking lock") col risultato di irritare Gloria Gaynor che si dichiarò scandalizzata dall’uso di quella volgarità e facendo così accidentalmente partire il gioco della curiosità che spinse anche coloro che non l’avevano mai ascoltata a procurarsi la versione dei Cake. Risultato: dal 1996 "I Will Survive" è anche patrimonio del pubblico dell’indie-rock continuando indisturbata la sua strada verso l’immortalità.

Questo testo è tratto, per gentile concessione di Crac Edizioni, dal libro “Cover and over again”, di Joyello Triolo.


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