Woody Guthrie e le cover delle sue canzoni degli artisti italiani

Le storie del cantautore nato in Oklahoma sono arrivate fino a noi
Woody Guthrie e le cover delle sue canzoni degli artisti italiani

Può la musica occuparsi (anche) di politica? Non solo può, ma deve: questa è la risposta che Woody Guthrie ha dato con la sua carriera a una delle domande più annose che si siano mai posti gli appassionati di canzoni. Padre putativo - artisticamente parlando - di giganti come Bob Dylan e Bruce Springsteen oltre che di una schiera di artisti attenti alla realtà che ci circonda, da Billy Bragg ai Rage Against the Machine, il cantastorie di Okemah, Oklahoma, non ha, a differenza di tanti suoi colleghi moderni, usato l'attualità come traino per le sue opere - anche perché, mediaticamente parlando, i tempi ancora non lo permettevano - ma è andato ad attingere alla fonte per dare carburante alla sua ispirazione: attento studioso della tradizione folk americana, Guthrie ha compiuto un personalissimo viaggio al termine del sogno americano prima di lasciare agli annali alcune delle 'protest song'

più famose di sempre. Hobo ante litteram (e suo malgrado) sulle strade già percorse dai protagonisti di "Furore" di John Steinbeck, la voce di "This land is your land" ha incarnato il propotipo dell'artista occidentale consapevole, capace di veicolare nelle corde della sua chitarra - sì, quella che "ammazza i fascisti" - e della sua voce un messaggio che esuli dal mero intrattenimento.

Celebrato come icona culturale oltreoceano - dove diversi suoi lavori sono raccolti nella Biblioteca del Congresso di Washington accanto a documenti di importanza capitale per la storia americana - Guthrie in Italia ha avuto e continua ad avere un suo affezionato seguito: ne sono la prova le riletture di sue canzoni che alcuni grandi artisti nostri connazionali ne hanno fatto nel corso degli anni, e che di seguito vi presentiamo.

Stormy Six, "Do re mi" (dall'album "Guarda giù dalla pianura", 1973)

Nel 1973 la band di Franco Fabbri incise due cover di Woody Guthrie per il disco "Guarda giù dalla pianura", "Union Maid", posta come secondo brano del lato A, e "Do Re Mi": la seconda, originariamente pubblicata dal cantautore su "Dust Bowl Ballads" del 1940, narra la tragica epopea affrontata dalle popolazioni del Midwest agli inizi del secolo scorso, quando - in fuga dalla carestia che stava affliggendo quella vasta zona degli Stati Uniti - i contadini correvano il rischio di essere respinti alla frontiera californiana se trovati non in possesso di denaro (il "do re mi", appunto). Una storia di un secolo fa, ma ancora tristemente attuale...

Questa la versione originale:

Davide Van De Sfroos, "This land is your land"

L'amore del cantautore laghée per Guthrie non è una novità, almeno dalla pubblicazione di "Il camionista Ghost Rider" (brano incluso nell'album "Yanez" pubblicato nel 2011), dove Van De Sfroos immagina di dare un passaggio a Woody dalle parti di Casalpusterlengo: Davide Bernasconi non ha mai fatto mistero di amare l'hobo dell'Oklahoma, e l'omaggio che gli porse al Premio Tenco del 2012 ne è una delle tante prove.

Questa la versione originale:

Edoardo Bennato, "Deportee (Plane Wreck at Los Gatos)"

Il triste destino capitato a 28 lavoratori stagionali messicani che persero la vita il 28 gennaio del 1948 in un incidente aereo in California colpì molto Woody Guthrie, che con l'immigrazione - sebbene in termini molto meno drammatici - ebbe a che fare di persona: "Deportee (Plane Wreck at Los Gatos)" è una ferma condanna dell'ipocrisia del sistema economico occidentale, che sfrutta la manodopera a basso costo per poi disfarsene alla fine della stagione. Un tema che, anche a distanza di ottant'anni, resta sempre molto attuale.

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Luca Barbarossa, "Hard, Ain't It Hard"

Dolente traditional, "Hard, Ain't It Hard" è stata riproposta anche da Luca Barbarossa, che ha intonato lo stesso triste ritornello che cantava Guthrie: "It's a-hard and it's hard, ain't it hard / To love one that never did love you?", "E' dura, è dura, non è dura amare qualcuno che non ti ha mai amato?".

Questa la versione originale:

Modena City Ramblers, "All You Fascists Bound To Lose"

Canzone militante per definizione, "All You Fascists" non poteva che essere ripresa dai Modena City Ramblers, che in merito di dubbi non ne hanno: "I’m gonna tell you fascists / You may be surprised / The people in this world / Are getting organized / You’re bound to lose / You fascists bound to lose", "Ve lo dico, fascisti / la cosa potrebbe sorprendervi / la gente si sta organizzando / e voi siete destinati al fallimento / fascisti, siete destinati al fallimento".

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Gang, "This land is your land" (da "Il seme e la speranza", 2006)

Chi meglio dei fratelli Severini poteva interpretare, tra gli italiani, "This land is your land"? I Gang non hanno mancato di rileggere questo superclassico, sorta di inno alternativo e antidoto alla retorica nazionalista a stelle e strisce.

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