I Maneskin sono gli ambasciatori italiani nella terra del rock?

La band può ambire a rappresentare l'Italia nella scena rock internazionale? Damiano e soci sembrano reggere il confronto con gli altri protagonisti, insieme a loro in questa playlist, "I wanna rock": lo riconoscono anche dove di rock ne sanno qualcosa.
I Maneskin sono gli ambasciatori italiani nella terra del rock?

Chitarroni graffianti, bassi potentissimi e quei colpi duri alla batteria. Il frontman, Damiano, è credibile pure quando canta in inglese: ascoltare "I wanna be your slave", una delle canzoni dell'ultimo album "Teatro d'ira - Vol. 1", per credere, o la cover del 2017 di "Beggin'", cantata a "X Factor", incisa per l'Ep d'esordio e ora finita in cima alla classifica quotidiana di Spotify relativa ai brani più ascoltati al mondo sulla popolare piattaforma. In fondo non è un caso che i Maneskin si siano spinti altissimi anche nella classifica del Regno Unito e che ora abbiano esordito, proprio con "Beggin'", anche nella Billboard Hot 100, la classifica delle canzoni più popolari negli Usa: segno che anche oltremanica e oltreoceano hanno apprezzato il rock italico del

quartetto romano. Che di italico ha ben poco, in realtà, al di là dell'appartenenza geografica.

Insomma: cos'hanno in meno i Maneskin di esponenti della nuova scena rock internazionale come i Nothing But Thieves (la band britannica capitanata dal cantante Conor Mason, tre album alle spalle: l'ultimo, "Moral panic", è uscito lo scorso autunno, ora è uscito già un nuovo singolo, "Futureproof", che anticipa l'Ep "Moral Panic II" in uscita il 23 luglio) o i Bring Me the Horizon (già al sesto disco, sono considerati una solida realtà: la consacrazione arrivò nel 2013 con "Sempiternal", da cui è tratta "Can you feel my heart"), presenti in questa playlist, "I wanna rock", pensata per gli amanti del genere assieme alla band romana vincitrice dell'Eurovision Song Contest 2021?

I Maneskin, ormai lanciatissimi a livello internazionale dopo la vittoria dell'Eurovision Song Contest 2021, sono presenti addirittura con tre brani: l'ormai celebre cover di "Beggin'" dei Madcon, a sua volta cover dei Four Seasons, contenuta in "Chosen", il mini album che nel 2017, dopo "X Factor", segnò l'esordio discografico del quartetto; "Zitti e buoni", la canzone che ha permesso al gruppo di trionfare all'Esc di Rotterdam; e il prossimo singolo "I wanna be your slave", che ha già conquistato il pubblico internazionale.

Dentro non ci sono solamente nuove proposte o estratti degli ultimi lavori di colonne del genere come i Foo Fighters (da "Medicine at midnight", il "Let's dance" di Dave Grohl e soci, così come loro hanno definito il successore di "Concrete and gold", ecco "Making a fire", con lo zampino di Mark Ronson), gli eterni AC/DC (da "Power up", l'ideale successore di "Rock or bust", primo album di inediti della leggendaria band australiana in sette anni, ecco "Realize"), Bruce Springsteen (con l'immortale "Born in the U.

S.A.", cavallo di battaglia del rocker del New Jersey), gli Strokes (con "Last nite", successo dell'album "Is this it", che consacrò Julian Casablancas e soci), i Blink-182 ("I really wish I hated you" è contenuta nell'ultimo album del trio pop punk californiano, "Nine"). Ma c'è spazio anche per evergreen come "Walk this way" degli Aerosmith, "The magnificent seven" dei Clash (da "Sandinista!" del 1980), "Hallelujah" nella celebre versione di Jeff Buckley (da "Grace", naturalmente). Per una playlist che è un piccolo viaggio nella storia del rock degli ultimi cinquant'anni, senza mai perdere di vista il presente.

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