Nel 1972 Elton John va nello spazio con "Rocket Man"

La canzone, firmata come sempre, dal musicista britannico e dal suo autore Bernie Taupin, è di quelle che si possono definire 'immortali'.
Nel 1972 Elton John va nello spazio con "Rocket Man"

Da dove nasce l'ispirazione? E' quasi impossibile dare una risposta. Per fare un esempio, Bernie Taupin disse che mentre stava percorrendo in automobile una strada inglese nei primi anni Settanta gli si materializzò in testa l'incipit di "Rocket Man (I Think It's Going to Be a Long, Long Time)", uno dei più grandi classici del repertorio di Elton John. Tanto classico da avere fornito il titolo per il film biografico del musicista di Pinner uscito nel 2019.

Nel 1973 durante una intervista con il magazine statunitense Rolling Stone Taupin ricordò al proposito: "Con "Rocket Man", le prime due righe mi sono venute in mente mentre stavo guidando e quando sono tornato a casa avevo già scritto la canzone nella testa. Sono entrato in casa e sono corso a scrivere tutto prima di dimenticarlo."

La canzone venne pubblicata come primo singolo del quinto album di Elton John "Honky Chateau", pubblicato nel maggio 1972.

Il disco ebbe un ottimo successo di vendita tanto da raggiungere la posizione numero due della classifica nel Regno Unito e la numero sei negli Stati Uniti. "Rocket Man" era senza dubbio una ottima canzone, ma era anche la canzone giusta al momento giusto. Il momento in cui la conquista dello spazio, avvenuta solo qualche anno prima, nel luglio 1969, era molto presente nell'immaginario popolare e la corsa verso lo spazio delle due grandi potenze – Stati Uniti e Unione Sovietica – era più attuale che mai. Oltre a "Rocket Man", in quegli anni vennero pubblicate anche altre canzoni a tema spaziale, le più note furono "Space Oddity" di David Bowie nel 1969 e "Spaceman" di Harry Nilsson nel 1972.

Nel 2016 parlando di "Rocket Man" Bernie Taupin spiegò: "Le persone la identificano, sfortunatamente, con "Space Oddity" di David Bowie.

Ma in realtà è stata ispirata da una storia di Ray Bradbury, dal suo libro di racconti di fantascienza intitolato 'The Illustrated Man' (il volume uscì nel 1951, il titolo dell'edizione italiana è 'Il gioco dei pianeti', ndr). In quel libro c'era una storia intitolata 'The Rocket Man', che parlava di come l'astronauta in futuro sarebbe diventato un lavoro comune. Quindi presi quell'idea e la seguii." A raccontarla tutta, il racconto di Bradbury ispirò anche un'altra canzone chiamata "Rocket Man", pubblicata nel 1970 dal gruppo folk Pearls Before Swine. Taupin disse che fu quella canzone a regalargli l'idea per la sua "Rocket Man", chiosò: "È risaputo che i cantautori sono grandi ladri e questo ne è un esempio perfetto".

Se il testo era un lavoro in carico a Taupin, la parte musicale era una fatica di Elton John. I due, con la band, trascorsero il gennaio 1972 allo Chateau d'Herouville in Francia a lavorare a quello che sarebbe diventato "Honky Chateau". Ogni mattina accadeva che Elton John si metteva al pianoforte nella sala colazione del castello, mentre nella sua stanza al piano di sopra Taupin pensava ai testi. Le parole venivano consegnate al piano di sotto e in mezz'ora canzoni come "Rocket Man" venivano completate. Poi, durante la giornata, Elton John registrava con la band. Lavorando con questa routine i due scrissero nove canzoni in tre giorni.

Nel 1997 Elton John parlando di "Rocket Man" con la rivista Mojo ricordò: "La musica per me viene sempre prima, la musica può davvero esprimere l'inesprimibile se glielo permetti. Fu una canzone abbastanza facile su cui scrivere la melodia, perché è una canzone sullo spazio, quindi è una canzone piuttosto spaziosa." Come tutto l'album, anche "Rocket Man" venne registrata con il nucleo della band con cui a quel tempo Elton John suonava in concerto, era la prima volta che aveva portato in studio di registrazione quei musicisti. In precedenza, la sua etichetta discografica insisteva per usare dei session man. La sezione ritmica era composta dal bassista Dee Murray e dal batterista Nigel Olsson, mentre alla chitarra c'era un ventenne di nome Davey Johnstone. Johnstone in seguito sarebbe diventato un punto fisso del team musicale di Elton John, suonò infatti con lui in più di duemila spettacoli e diventò il suo direttore musicale.



Si racconta che David Bowie non fosse troppo felice di vedere la sua "Space Oddity" - che venne ripubblicata in quel periodo - scavalcata nelle classifiche da "Rocket Man". Ma, come gli disse sua moglie Angie, "Anche altre persone possono cantare di viaggi nello spazio".
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