Vinicio Capossela: dal vivo, slavo e con automobile svedese

Il cantautore di origine irpina prima che arrivassero le canzoni a manovella.
Vinicio Capossela: dal vivo, slavo e con automobile svedese

Lo scorso 12 ottobre Vinicio Capossela ha festeggiato i trenta anni da che pubblicò il suo album d'esordio "All'una e trentacinque circa". Il disco venne seguito l'anno seguente, nel 1991, da "Modì", che ebbe un discreto successo anche grazie all'ausilio della canzone "...e allora mambo". Il terzo album il cantautore di origine campana, nato il 14 dicembre 1965, lo ha pubblicato nel 1994 ed è intitolato "Camera a sud". Poi, nel 1996, esce "Il ballo di San Vito".

Il quinto capitolo della saga discografica di Vinicio Capossela giunge nel febbraio del 1998, ed è un album dal vivo, "Liveinvolvo". I diciassette brani del disco sono stati registrati il 22 ottobre 1997 durante il concerto al Naima Club di Forlì, tranne: uno inciso al Club Florida, e altri due al Supercinema di Padova. In cinque brani è accompagnato dagli ottoni macedoni della Kokani Orkestar: “Devo avere qualcosa di slavo. Sono soggetto a grandi euforie e grandi tristezze. Nel modo di essere balcanico ritrovo la mia infanzia, sapori, impressioni e ricordi dei racconti della mammanonna." E sull'uso della marca automobilistica svedese nel titolo ha dichiarato: “La Volvo non mi sponsorizza. Del resto, le condizioni di quella immortalata in copertina non le fanno una gran pubblicità”.

Vinicio Capossela del suo live scrisse queste note: “Sono brani durante i quali oltre a cantare ho bevuto direttamente coi denti, ho spaccato il bicchiere per terra e mi sono spento una sigaretta su un braccio. Il trasporto è stato tale che la registrazione risulta subissata dalla platea rumoreggiante a cui ho dovuto sparare direttamente al termine del sirtaki russo della versione de "Il pugile sentimentale" dell’indimenticato V.Vitsosky. La serata è stata memorabile, tanto che nessuno il giorno dopo riusciva a ricordarsela...” Quelle riportate più sotto sono invece le parole usate da noi per recensire "Liveinvolvo".

"Liveinvolvo" è qualcosa di più di un semplice disco dal vivo. E questo per una serie di motivi. Il quinto album di Vinicio Capossela, infatti, pur essendo per definizione un ‘live’, non è la fotografia di un tour, il resoconto più o meno fedele di una serie di concerti, ma è piuttosto un atto unico, un ‘tutto in una notte’ che tanto somiglia a un disco live come li fanno i jazzisti: si sale, il fonico preme il tasto "rec", si suona e via. Quello che è buono si tiene, il resto si butta. "Liveinvolvo" sembra così la registrazione su cd di un concerto sognato, un concerto immaginato e desiderato a lungo. Le stesure di queste canzoni portano ancora oltre le ‘affezioni’ balcaniche che affioravano come un virus dall’ultimo album di studio; più che i ritratti, sono i figli di quella tournée. La voce è carica, densa di vino e altri umori, presa a bestemmiare parole rancorose o a sciogliersi in disarmanti canzoni d’amore, ora roca e imprecante, ora stanca e perduta.

Un concerto costruito con pazienza, come un appuntamento al buio: si va, si invita la propria bella, e poi quello che deve accadere accada. Trattandosi di canzoni, si invita anche il pubblico, si sceglie un locale adeguato, e magari si invoca anche l’irruzione sul palco di una brass band macedone, la Kocani Orkestar, pronta a sputare fiato fino all’ultima nota. A questo punto la miscela è pronta, c’è solo bisogno di una miccia. E quella è la scaletta.

In questo senso, "Liveinvolvo" non vuole essere un greatest hits registrato in presa diretta.

Se cercate alcuni pezzi clamorosi del passato - "Allora Mambo", "Regina del Florida", "Modì" - o alcune perle per aficionados - "Il Mio Amico Ingrato" - non li troverete. Il perché è semplice: non c’entravano. Ci sono semmai episodi ‘particolari’, come "Fatalità", che Vinicio non aveva mai eseguito nello scorso tour; c’è "Che Coss’è l’Amor", in questo momento - incidentalmente - nella colonna sonora di ben due film, "Tre uomini e una gamba" e "L’ultimo capodanno", a testimonianza che le buone canzoni, spesso, hanno anche buone gambe per andare avanti da sole; c’è "Il Fantasma Delle Tre" per il suono che ha, e che per Vinicio rappresenta la sintesi di tutto l’album; c’è "Estate", il celebre brano di Bruno Martino qui reso in una versione appassionata, che per qualche momento fa rimpiangere il fatto che non ci sia più Chet Baker a poterla completare con la sua tromba; c’è "Cristal", che apre una finestra sul grande amore di Capossela per il tango (amore confermato dalla citazione di "Nocturno en mi barrio" di Annibal Troillo che introduce "Scivola Vai Via"); c’è, infine, l’omaggio a Vladimir Vysotskij con la rilettura indemoniata de "Il Pugile Sentimentale".

Ma in "Liveinvolvo" c’è anche spazio per un brano registrato in studio: si intitola "Scatà Scatà (Scatafascio)" e, anche qui, c’è un motivo ben preciso per cui lo trovate nell’album. E’ un brano figlio di quella serata, chiusura/apertura di un ciclo: l’imbuto rovesciato dal quale si precipita nello scatafascio, con la consapevolezza che "per quanto tu faccia per stare alla larga dai guai, alla fine non c’è salvezza". Registrarlo, con il gruppo e Marc Ribot, è stato naturale quasi come suonarlo dal vivo. E si sente.

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