The Zombies: guida all'ascolto di "Odessey and Oracle"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
The Zombies: guida all'ascolto di "Odessey and Oracle"

THE ZOMBIES: ODESSEY AND ORACLE
CBS/Columbia Records, aprile 1968 (GB), giugno 1968 (USA)

È misterioso come la storia si dimentichi in fretta di pagine significative in favore di altre che potrebbero tranquillamente scivolare nell’oblio. Gli Zombies iniziano la loro attività discografica nel 1964 e nel 1967 registrano il loro capolavoro, "Odessey and Oracle". L’album ottiene un immenso successo ma ormai il gruppo, a causa di tensioni interne, è sciolto e i singoli membri hanno già intrapreso la carriera solistica. Malgrado le pressioni della casa discografica, una riunione non si rivela possibile. Sembra davvero una beffa del destino… La sonorità degli Zombies è profondamente caratterizzata dalle tastiere del virtuoso Rod Argent e dal timbro personale della voce solista di Colin Blunstone. Un altro punto d’eccellenza è rappresentato dagli arrangiamenti vocali polifonici, una curiosa miscela dello stile di Beatles e Beach Boys.

A questo proposito è impressionante come "Odessey and Oracle" contenga in forma germinale elementi che vengono considerati caratteristici di band successive quali Queen e Gentle Giant. Quasi ogni brano, che sia scritto da Chris White o Rod Argent, sembra infatti un manuale di composizione e arrangiamento, seguito scrupolosamente da questo o da quel gruppo. Molti gli elementi di ispirazione anche per il nascituro Progressive Rock, soprattutto nell’articolazione delle già citate pregevoli linee vocali. Il disco si conclude con “Time of the Season”, con l’indimenticabile ritmica rinforzata da battito di mani e sospiro. Se a questo punto si va ad ascoltare i dischi precedenti degli Zombies, non si può evitare di notare come forse pure Beatles e Beach Boys in qualcosa siano loro debitori, e non necessariamente viceversa.

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.

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